“La grande bellezza” in versione integrale

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fotoDiretto da Paolo Sorrentino nel 2013, il film La grande bellezza ha ottenuto meritatamente numerosi successi: ha partecipato al 66° Festival di Cannes e ha ricevuto il Premio Oscar® come Miglior Film Straniero, il Golden Globe® e il BAFTA, quattro European Film Awards, nove David di Donatello, cinque Nastri d’Argento e numerosi altri premi e riconoscimenti nazionali e internazionali.

Dopo tre anni, gli UCI Cinemas e numerose altre sale (v. www.nexodigital.it) lo ripropongono in versione integrale dal 27 al 29 giugno 2016 con 30 minuti di inediti: un’occasione offerta da Indigo Film, Medusa Film e Nexo Digital per rivedere o vedere il grande affresco sulla decadente vuotaggine e insipienza umana di una certa società comprendente un vario e variegato campionario di soggetti in una città come Roma che da caput mundi è rovinosamente crollata e non riesce più a produrre nulla che possa eguagliare il trionfo dei reperti, memoria e retaggio di un passato glorioso.

È Jep Gambardella, sessantacinquenne scrittore e giornalista disilluso, disincantato, sottilmente beffardo e affascinante – interpretato da Toni Servillo, eccezionale al cinema come a teatro – che descrive vivendola l’esistenza sconclusionata, viaggio senza meta tra altrettanti viaggi inutili.

Nella versione completa compaiono anche due cammei tagliati nell’edizione normale: Giulio Brogi nei panni di un anziano regista desideroso di girare il suo film testamento e Fiammetta Baralla che interpreta la madre di Ramona (Sabrina Ferrilli) in un ambiente campagnolo e genuino che fa da contrappunto a quello artefatto e vacuo di Jep e del suo mondo

Una società decadente con rapporti apparenti e superficiali non supportati da valori e contenuti e privi di sostanza destinati a decomporsi come nuvole spinte dal vento e cangianti: è inevitabile pensare a celeberrimi film del passato, ma non è giusto operare paragoni anche perché ogni lavoro ha una sua specificità che va giudicata autonomamente.

Il film dall’estetismo marcato fotografa un qualunquismo, diffuso a macchia d’olio, che in una certa società può diventare accostamento di quadri i cui protagonisti si rincorrono per apparire durante le feste soprattutto notturne, espressione di una vuotaggine che connota tutte le classi sociali, alto clero compreso, ben esemplificate nei nullafacenti alla ricerca di un niente che li illuda: una noia protagonista vezzosa dell’apparente bel vivere di molti.

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