La leggenda del favoloso Django Reinhardt

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fotoCi sono spettacoli che riescono a metter in sonno quella parte dell’intelligenza che troppo spesso è sollecitata da cervellotiche letture di testi classici. Quella di stasera, è una serata dedicata alla musica con classe, intelligenza, ironia, Se dovessi esprimere con poche parole un giudizio sullo spettacolo in scena al Teatro Elfo Puccini La leggenda del favoloso Django Reinhardt definirei: divertente, affascinante, coinvolgente. Merito del regista Paolo Sassanelli (anche ottimo attore) che ha costruito con ritmo indovinato senza sbavature la storia di questo leggendario musicista che partendo dalle bidonville parigine abitate da un’etnia di zingari è diventato un mito internazionale. Un personaggio che con solo tre dita cambiò la storia della musica swing, del Jazz. Le canzoni sono spesso inquadrate da bellissime gigantografie dell’epoca e suonate dal vivo da quattro strumentisti (Luca Pirozzi, banjo e chitarra, Luca Giacomelli, chitarra, Raffaele Toninelli al contrabbasso, Ruben Chaviano al violino) il cui virtuosismo è stato subissato da applausi da stadio. Non possiamo dimenticare Luciano Scarpa e le quattro attrici ballerine cantanti che in realtà fanno il verso con spassosa ironia alle soubrette d’antan: Eleonora Russo, Marit Nissen, Margherita Vicario, Anna Ferzetti.

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