“La Locandiera” piace tanto ai catanzaresi

Successo della commedia di Goldoni all’Auditorium grazie al “Teatro di Calabria”

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Chi ha mai detto che la donna fosse diversa più di due secoli fa da quella di oggi. Passano gli anni, ma il gentil sesso sa il fatto suo e non c’è uomo che tenga che sappia tenerla a bada. Chi può dire di no? Evidentemente seppe cogliere bene questo tratto distintivo dell’”alta metà del cielo” Carlo Goldoni quando scrisse la “Locandiera” in quel lontano 1753. Ebbene, nonostante le centinaia di rappresentazioni nel corso degli anni, l’opera dello scrittore veneziano rimane sempre attuale.

Lo hanno capito all’Auditorium di Catanzaro le centinaia di catanzaresi che lo hanno “affollato” per un sold out che non si vedeva da tempo. Tutto merito del Teatro di Calabria “Aroldo Tieri”, dei suoi attori e del loro regista, i cui testi curati dal professor Luigi La Rosa hanno “sintetizzato” come meglio non si poteva una commedia suddivisa all’origine in tre atti. Bella la scenografia e i costumi che ritraggono i personaggi dell’epoca. Curioso, quanto si è verificato a pochi minuti dall’inizio (ecco qual è il bello della diretta, qualcuno potrebbe aggiungere) quando riscontrato un problema tecnico ai microfoni di uno degli attori, ci sia stato chi come il conte di Albafiorita (l’attore Paolo Formoso) abbia saputo intrattenere, tra lo scroscio degli applausi, il pubblico. Lo ha fatto bene creando in questa fase durata non più di due minuti un precedente da destare l’ilarità dei presenti quasi come se fosse un intermezzo pubblicitario.

Per il resto, la commedia è stata tutta un crescendo. Mirandolina (Marta Parise) la padrona della locanda di Firenze ereditata dal padre sa “trattare” i clienti che s’innamorano di lei, tranne il misogino cavalier di Ripafratta (Salvatore Venuto) che odia le donne delle quali manco s’invaghisce. Ma dove stavolta quest’ultimo dovrà pur cedere alle lusinghe di Mirandolina. Lei che utilizza tutte le “tecniche” di seduzione che una donna ha in serbo, riesce a suo modo a farlo “cadere” al suo cospetto, facendolo così innamorare.

A nulla serviranno i regali del conte di Albafiorita, mercante che, arricchitosi, è entrato a far parte della nuova nobiltà comprandosi il titolo. Né tantomeno serviranno le insistenti avance del marchese di Forlipopoli (Aldo Conforto che è pure il regista), aristocratico decaduto che ha venduto il prestigioso titolo nobiliare per convincerla a farsi sedurre. Marchese che avvalendosi esclusivamente del suo onore, è convinto che basti la sua protezione per conquistare il cuore della donna. Mirandolina sposerà alla fine il “fido” Fabrizio (Giuseppe Paonessa) che custodirà così i beni della locanda. Un matrimonio con un uomo della sua stessa condizione sociale, segno anche qui che i tempi – sia pur con qualche eccezione – non sono poi granché cambiati di molto. Infine, va dato atto delle belle interpretazioni delle due “dame” entrate in scena nel complesso gioco della seduzione (Mariarita Albanese e Clizia Argirò) nonché il servitore del cavaliere di Ripafratta (Bunty Giudice).

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