Ellissi Parallele in “Storie di sabbia e carbone”

0
450
Condividi TeatriOnline sui Social Network

Emozionante. È la prima parola che mi viene per condensare ciò che è successo al Teatro Superga. Per me e, ne sono certo per il pubblico numeroso che era presente a questo spettacolo. E non era solo per lo spettacolo davvero potente, c’era il contesto, il luogo, la situazione. Ma andiamo con calma. Siamo a Nichelino, ritenuta per molti anni città-dormitorio per chi lavorava alla Fiat, che attirava migliaia di persone. Dal sud ma non solo, noi per esempio venivamo dal Veneto dove il lavoro non c’era. Quasi tutti gli spettatori, me compreso, abbiamo vissuto sulla nostra pelle cosa vuol dire: emigrazione. Lo dico perché l’età media dei presenti era (purtroppo) alta, ho visto poche persone al di sotto dei cinquant’anni, e quindi c’era la prima e forse la seconda generazione di immigrati. Persone che hanno vissuto davvero cosa significhi arrivare in un posto dove sei mal visto, dove vieni trattato da estraneo, dove niente ti è dovuto. Questo paese che, nel giro di pochi anni, si è visto decuplicare la popolazione ed ha reagito come poteva. Dapprima con diffidenza e poi, sempre di più con iniziative volte a migliorare questa coabitazione forzata. Conosco bene questa realtà, da cui sono fuggito più volte ed a cui ritorno spesso, perché i miei parenti abitano ancora qui. Mi porto ancora dentro, come una cicatrice che non andrà più via la frase: “Stà ciutu tì, chat tzes an napuli” stai zitto tu che sei un Napoletano (spregiativo di terrone) che mi disse un bambino piemontese mio coetaneo, dopo che gli avevo dimostrato che aveva torto. E sono stato zitto. Conosco le battaglie, le difficoltà, le vittorie e le sconfitte per portare Nichelino, che conta quasi 50 mila persone, a diventare quella che è oggi, un posto dove i problemi si affrontano e si risolvono. Fra il pubblico ho riconosciuto il Dr. Riggio, vecchio e testardo combattente, sempre in prima linea con mille idee e proposte, ed il Dr. Tolardo, attuale sindaco di questa città, a cui va riconosciuto il grande lavoro suo e di squadra con iniziative ed innovazioni, non sempre comprese dalla popolazione. Questo spettacolo era inserito tra l’altro, nelle celebrazioni per la Festa della Donna, e a mio avviso è stata un’ottima scelta. Sono davvero le donne, come dice qualcuno, le portatrici di un sapere alto, che noi uomini abbiamo purtroppo dimenticato.

Due donne, testimoni di mondi e culture diversi, si trovano per caso ad aspettare in una stazione. Incontrandosi danno voce alle mogli, alle madri, alle figlie e ai personaggi di una trama complessa che indaga lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Sarà solo il conoscersi e il riconoscersi attraverso le loro storie la chiave per aprire nuove strade e far cadere i pregiudizi che nascono dall’ignoranza nei confronti di ciò che è diverso. Lo spettacolo affronta l’antichissimo fenomeno dell’immigrazio-ne. Quella di oggi e quella degli anni ’50 quando molti italiani emigrarono in Belgio per lavorare nelle miniere, come quella di Marcinelle, esplosa l’8 agosto del 1956.”

Alessandra Simone e Zahira Berrezouga, ovvero le Ellissi Parallele, protagoniste molto applaudite di uno spettacolo dai ritmi elevati e dai continui riferimenti al presente ed al passato rappresentano, a mio avviso, la vera risposta alle domanda, più che legittima, su come gestire questa immigrazione. È la storia o meglio le storie intrecciate nel tempo e nello spazio a permettere a noi, nati senza dover cercare altrove il pane necessario, di capire come tutto sia relativo. Le emigrazioni ci sono sempre state e sempre ci saranno. È un diritto legittimo cercare di stare meglio. Ed il loro racconto è fatto di mille sfaccettature, usano il corpo laddove le parole non potrebbero arrivare. È la loro capacità di muoversi in uno spazio a-temporale nel comunicarci la paura, la fatica, l’amore, la solidarietà, la fratellanza. Due scene mi sono rimaste impresse sulle altre: il senso di terrore che hanno provato i giovani minatori nello scendere al buio, in condizioni terribili, nelle viscere della montagna e la disperazione nel trovare morto un amico nella miniera. Le stesse sensazioni che hanno provato e che provano i migranti di fronte alle traversate nel deserto o nel mare, in mano a persone senza scrupoli, che non danno alcun valore alla vita ma di cui pensano di poter disporre a piacimento.

Applausi lunghi e convinti. Eravamo tutti un po’ scossi e convinti che questo spettacolo deve assolutamente essere portato nelle scuole, nelle piazze, in tutti i luoghi dove si è dimenticato chi siamo e da dove veniamo.

Alla fine della Seconda guerra mondiale, le condizioni economiche europee erano precarie, nel Belgio mancava soprattutto manovalanza per le loro miniere di carbone, il paese cercava persone che potessero lavorarvi, mentre in Italia mancavano i fondi e il carbone stesso. Per vincere “la bataille du charbon”, lanciata dal primo ministro Achille van Acker, il 20 giugno 1946 si strinse un accordo con l’Italia che prevedeva l’invio di 50.000 unità lavorative in cambio di carbone, ma alla fine le reali forze inviate furono più di 63.800. La manodopera non doveva avere più di 35 anni e gli invii riguardavano 2.000 persone alla volta (per settimana). Questo protocollo fu messo in discussione dopo il Disastro di Marcinelle. Il disastro di Marcinelle avvenne la mattina dell’8 agosto 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio. Si trattò d’un incendio, causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica. L’incendio, sviluppatosi inizialmente nel condotto d’entrata d’aria principale, riempì di fumo tutto l’impianto sotterraneo, provocando la morte di 262 persone delle 275 presenti, in gran parte emigrati italiani. L’incidente è il terzo per numero di vittime tra gli italiani all’estero dopo i disastri di Monongah e di Dawson. Il sito Bois du Cazier, oramai dismesso, fa parte dei patrimoni storici dell’UNESCO.”

COMPAGNIA ELLISSI PARALLELE

La compagnia nasce nel 2010 all’insegna di una profonda contaminazione di generi e linguaggi tra teatro, circo e danza contemporanea, mantenendo come prioritario l’aspetto drammaturgico e teatrale.

ALESSANDRA SIMONE

Si diploma alla Scuola di Teatro di Bologna Galante-Garrone e alla Scuola di Cirko Vertigo.
Si specializza come acrobata aerea alla Scuola Nazionale di Circo di Rio de Janeiro.
Nel 2009 partecipa al workshop con Ariane Mnouchkine. Frequenta il corso di teatro-comunità diretto da Maria Grazia Agricola e Duccio Bellugi Vannuccini. Lavora in spettacoli di circo tradizionale (Circo Maccheroni dei Fratelli Togni) e contemporaneo, produzioni teatrali (Teatro Minimo, Teatro della Tosse) e liriche (Teatro Regio di Torino). Insegna discipline aeree presso la Scuola di Cirko Vertigo.

ZAHIRA BERREZOUGA

Attrice italo-tunisina si diploma nel 2002 presso la Scuola Professionale d’Arte Teatrale Teatranzartedrama. Lavora in numerose produzioni teatrali, approfondendo la Commedia dell’Arte e nel 2003 partecipa al Festival d’Avignon con La Commedia della Pazzia della Compagnia Santibriganti/Teatro del Frizzo. Al cinema è tra le protagoniste del film Valzer di Salvatore Maira e di Tutti contro tutti di Rolando Ravello. Dal 2003 interpreta il ruolo della strega Varana nel popolare programma RAI per bambini La Melevisione. Conduce laboratori teatrali nelle scuole.
Attualmente sta frequentando il corso di teatro-comunità diretto da Maria Grazia Agricola e Duccio Bellugi Vannuccini, attore del Théatre du Soleil.

———-

Storie di sabbia e Carbone“, uno spettacolo delle Ellissi Parallele con Alessandra Simone e Zahira Berrezouga

LEAVE A REPLY