Io non posso entrare

Andato in scena al Teatro di Cestello di Firenze

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Io non posso entrareDi Manuela D’Angelo

Con Andrea Perrozzi e Alessandro Salvatori

Regia Paola Tiziana Cruciani

Musica di Andrea Perrozzi

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Nelle anguste braccia di una cella l’attesa della salvezza si potrebbe reputare la tortura più atroce, se non fosse per l’ingombrante presenza di compagni di sventura con cui dividere forzatamente il proprio spazio, il proprio tempo e, per forza di cose, il proprio pensiero discordante su tutto quanto a riguardo.

Eppure questa condizione di convivenza imposta sviluppa tra le diversità di pensiero, una volta superato, certo, il disgusto e il disprezzo, un momento di confronto e arricchimento, forse di disarmo, disillusione e infine di vera compartecipazione gli uni alle vicende dell’altro, in una condivisione autentica del desiderio di libertà.

Di fronte alla vita privata della sua linfa, condizioni sociali, razze di appartenenza, divergenze caratteriali, si fanno esili faccende e riemerge una fratellanza, un comune bisogno di sopravvivenza, un valore assoluto che aveva disperso il suo peso in infinite declinazioni che hanno sempre la stessa radice.

Più a fondo, la questione sembra pervadere l’intero ventaglio delle specie; non una popolazione, o un lembo di terra, o una cultura specifica, ma neanche un tipo particolare di animale in estinzione.

Chiunque non può uscire da una condizione di restrizione della libertà si assomiglia e si riconosce in ogni altro essere vivente.

Ines Arsì

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