Un solo Teatro, infiniti linguaggi

Il Festival GiocaTeatro entra nel vivo e mostra quante declinazioni possa avere la poesia della scena

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GiocaTeatroSeconda giornata di lavori alla Casa Teatro di Torino: la parola d’ordine è “varietà”, applicata tanto all’offerta dei centri di produzione da tutt’Italia quanto alle innumerevoli derivazioni del genere Teatro Ragazzi.

Sotto lo sguardo attento degli operatori teatrali e delle classi scolastiche in visita, solo durante la giornata dell’11 aprile la Casa ha ospitato 8 rappresentazioni, 8 diversi linguaggi scenici, un filo rosso comune: il coinvolgimento, a vario livello, degli spettatori nel pubblico.

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La prima volta che ho fatto bù – L’emozione, lo stupore, l’incanto delle prime volte

Di Francesca Guglielmino e Bobo Nigrone

Con Giulia Rabozzi e Ester Fogliano

Regia di Bobo Nigrone

Consulenza coreografica Stefano Mazzotta

Disegno luci e scene Sara Brigatti

Onda Teatro in coproduzione con Zerogrammi

Giulia Rabozzi e Ester Fogliano sono le due interpreti perfettamente coordinate di uno spettacolo che pone gli spettatori di fronte a uno specchio ideale: tutte le prime esperienze che ci aprono al mondo sono il tema di un racconto di gesti e parole, ripetuti in sincronia perfetta dalle danzatrici. Il raddoppiamento non è soltanto l’espediente per tingere la scena di una bellezza non comune; è anche la messinscena di azioni, pensieri ed emozioni che una platea di giovanissimi sta imparando a conoscere come le costanti dell’essere umano.

La prima volta” è quindi la rappresentazione di quel momento in cui una giovane identità scopre che può specchiarsi nelle identità altrui; l’incontro con persone diverse da sé, attraverso le direttrici didattiche del movimento e della narrazione, diventa così il pretesto per la condivisione di ricordi, opinioni, esperienze.

E l’importanza formativa di un esempio come La prima volta che ho fatto bù. già dimostrazione esplicita di come ci si può riconoscere negli altri e crescere con loro, è tanto fondamentale quanto riferita al conoscere meglio anche se stessi, acquisendo la volontà di sognare.

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Hans e Gret

scritto e diretto da Emma Dante

con Manuela Boncaldo, Salvatore Cannova, Clara De Rose, Nunzia Lo Presti, Lorenzo Randazzo

scene Carmine Maringola

costumi Emma Dante

luci Cristian Zucaro

assistente alla regia Claudio Zappalà

tecnico audio e luci Agostino Nardella

produzione Fondazione TRG Onlus

Quando il teatro incontra la musica, perfino una favola spietata come Hansel e Gretel può trasformarsi in una celebrazione: i due malaugurati fratelli si smarriscono nel bosco anche in questa rilettura di Emma Dante, lo sciagurato padre rimane incapace di provvedere a loro, ma un lieto fine inedito e inatteso è giustificato dall’incanto scenico e dal coinvolgimento drammaturgico.

Hans e Gret è infatti anzitutto uno spettacolo visivo e sonoro, tinto di toni caldi e pieni e orchestrato dallo xilofono di Gret (Nunzia Lo Presti) e dalla fisarmonica di Hans (Lorenzo Randazzo) e dall’ukulele del padre (Salvatore Cannova). La leggerezza della messinscena affronta temi difficili, annunciando il riscatto di due personaggi finalmente sopravvissuti alla triste sorte a cui sono destinati.

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Peter Pan

drammaturgia Giorgio Scaramuzzino, Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci

regia Giorgio Scaramuzzino

con Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Celeste Gugliandolo

musiche Paolo Silvestri

scene e costumi Lorenza Gioberti

luci Aldo Mantovani

coproduzione Teatro Nazionale Genova e Fondazione TRG Onlus

La riduzione del Peter Pan che appena due settimane fa aveva salutato la collaborazione della Casa Teatro Ragazzi e il Teatro Nazionale di Genova riguarda una consistente fetta del cast, lasciando ai soli Celeste Gugliandolo (Wendy), Alessandro Pisci (Peter) e Pasquale Buonarota (Capitan Uncino) a percorrere le tappe di uno spettacolo che rimane entusiasmante. Anzi, il Peter Pan in versione ridotta ha di che sbalordire, inserendo nel copione le audizioni per colmare la spaventosa lacuna di bambini sperduti e pirati rivolte ai bambini della platea.

Il grande coinvolgimento che già caratterizzava e impreziosiva la regia di Giorgio Scaramuzzino acquista tutte le luci della scena, portando un gruppo di attrici e attori giovanissimi e improvvisati a dare voce a quell’esigenza di immaginazione e fantasia intorno a cui il regista, con Buonarota e Pisci, hanno tessuto la trama del loro Peter Pan. Ciò che la riduzione perde in termini di cast, in altre parole, lo guadagna nella rinnovata capacità di parlare al suo pubblico: tanto i bambini che crescono per merito della loro capacità di immaginare quanto gli adulti che dovrebbero re-imparare a ricorrere alla fantasia per far fronte alle incombenze del quotidiano.

E in ogni caso rimane intatto il notevole lavoro di Paolo Silvestri, compositore di musiche e canzoni, avvicinando lo spettacolo ai fasti dei migliori musical.

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Casca il mondo casca la terra – Ballata dei contrari

Oltreilponte Teatro

da un’idea di Valentina Diana

drammaturgia Gianfranco Di Chiara, Beppe Rizzo

musiche Beppe Rizzo

sguardo esterno Giorgia Cerruti

con Beppe Rizzo

Beppe Rizzo strimpella una chitarra e trascina il pubblico nel coro in risposta alle sue strofe, raccontando la storia di ribellione e di amicizia scritta con Gianfranco Di Chiara a partire da un’idea di Valentina Diana.

È sorprendente come un teatro cantato conservi la grandissima capacità di travolgere la platea, perfino con un pubblico dall’età media ampiamente al di sopra del pubblico di riferimento. Il tema di Casca il mondo casca la terra – Ballata dei contrari è la netta opposizione tra caldo e freddo, cui rimano le coppie sopra-sotto, sabbia-ghiaccio, ventilatore-termosifone e così via… premessa per imbastire un racconto “binario” che descrive situazione assolutamente identiche con dettagli assolutamente contrapposti, fino all’immancabile conflitto armato.

La risoluzione delle ostilità è ancora una volta portata con naturalezza e semplicità dall’intervento spassionato e genuino di due personaggi bambini.

Picasso, ritratti!

Studio TA-DAA!

a cura di Izumi Fujiwara

Dal momento che il teatro parla di esseri umani rivolgendosi a esseri umani, o spettatore, in quanto essere umano, è pienamente coinvolto in un qualunque evento scenico. Izumi Fujiwara sceglie di coinvolgere lo spettatore prendendolo a modello per i ritratti cubisti eseguiti in live painting: la molteplice prospettiva di un Picasso nel riprodurre la realtà osservata, d’altra parte, non è un modo decisamente teatrale di intendere il ritratto?

Il procedimento destruttura il modello (lo spettatore), ritraendone i singoli dettagli per (ri)strutturarli nell’immagine complessiva, interpellando gli astanti. A essere interpretato è dunque il genio stesso di Picasso, nel gioco additivo di ulteriori dettagli che attingono perfino ad aspetti occulti del soggetto-modello.

I ritmi folkloristici provenienti da ogni angolo del globo cadenzano la ricerca introspettiva di Fujiwara, che appare tanto simile a quella che, verosimilmente, operava Pablo Picasso.

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Il paese dei quadrati magici

di Gimmi Basilotta e Alessandro Lay

regia di Alessandro Lay

liberamente ispirato al racconto di Pinin Carpi L’isola dei quadrati magici

con Gimmi Basilotta, Isacco Basilotta e Jacopo Fantini

musiche di Roberto Avena e Isacco Basilotta

voce fuori campo Luca Occelli

scenografie di Jacopo Fantini

costumi di Elisa Tardivo

produzione Compagnia Il Melarancio e Cada Die Teatro

Partendo dal racconto omonimo di Pinin Carpi, Gimmi Basilotta narra le peripezie di un marinaio che approda su un’isola quadrata, dove le rotondità sono completamente sconosciute. Sullo sfondo, Isacco Basilotta e Jacopo Fantini animano la scenografia con effetti visivi e sonori ed eseguono una notevole colonna sonora live.

Il quadrato è l’elemento atomico di una favola che nella sua versione teatrale dimostra quanto possa essere semplice allestire uno spettacolo con elementi scenici elementari e “componibili”: se a dire il vero talvolta risulta troppo lento e verboso, Il paese dei quadrati magici tocca momenti di autentica meraviglia, nonostante la semplicità degli oggetti di scena.

Ma in questa storia il quadrato è anche metafora della rigidità di regole indiscutibili, specie se imposte dal volere di un tiranno; sarà appunto il marinaio, in quanto personaggio rotondeggiante e perciò stonante con il curioso mondo spigoloso dove è andato a trovarsi, a proporre un’alternativa a un modo troppo “quadrato” di pensare.

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Nel nome del Dio Web

di e con Matthias Martelli

testo e regia Matthias Martelli in collaborazione con Alessia Donadio

musiche originali Matteo Castellan

artist coach Francesca Garrone

consulenza artistica Domenico Lannutti

ideazioni luci e scene Loris Spanu

costumi Monica Di Pasqua

elementi scenografici Claudia Martore

creazioni grafiche e video spettacolo Imperfect.it

Matthias Martelli Management Serena Guidelli

produzione Fondazione TRG Onlus

Matthias Martelli presenta il suo apprezzato Nel nome del dio Web, firmato con Alessia Donadio, anche agli operatori del settore, mostrando l’aspetto più tragico della digitalizzazione massiva.

La predica falsamente liturgica di Martelli nasconde il monito circa le deificazione di Internet, sviluppandosi in una sequela di circostanze esilaranti e completamente riconoscibili da chiunque possegga un banale smartphone. La “fede” nel Web è avvertita effettivamente come una necessità, ancora prima che come una scelta, poiché molto del nostro vivere contemporaneo dipende da esso in maniera più o meno esplicita.

Il tono allegro e canzonatorio di Martelli nasconde quindi un argomento scomodo come l’eccesso di ricorso alla tecnologia nell’ambito di sempre più aspetti della vita: un tema che andrebbe affrontato in ben altri contesti, ma che il dibattito venga aperto anche su un palcoscenico non può che giovare a chiunque, almeno a chi abbia la fortuna di assistere allo spettacolo.

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CONCERT JOUET – Concerto semi-serio (più semi che serio) per voce e violoncello

voce Paola Lombardo

violoncello Paola Torsi

consulenza artistica e scenica Nicola Muntoni

regia Luisella Tamietto

A chiudere la seconda giornata del Festival un sottogenere adatto a qualunque età, a cavallo tra l’avanspettacolo e il concerto da camera. Un violoncello estremamente espressivo (Paola Torsi) accompagna suoni e note, prodotti praticamente da qualunque cosa, e voce (Paola Lombardo).

Concert Jouet è uno spettacolo indefinito e indefinibile, costruito sulla stabile ossatura di un padronanza tecnica totale, prestata a una “demenza” – virgolette d’obbligo – che ha del nobile e dell’elegante. Con ogni evidenza, quella stessa tecnica che le due interpreti sfoggiano nell’estro strumentistico e sonoro viene applicata allo show stesso, sempre pregno di grande dignità artistica, caratterizzato da una visceralità alta, cerebrale.

Un traguardo alchemico che porta alla sintesi antipodi apparentemente inconciliabili, incontrando il favore di un pubblico diversificato (e diversificabile).

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