“Idomeneo” apre il Festival di Maggio a Wiesbaden

Dei e uomini in un mondo fuori equilibrio

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Idomeneo
Netta Or ©Karl & Monika Forster

Il Festival Internazionale di Maggio di Wiesbaden (https://www.teatrionline.com/2019/03/il-festival-internazionale-di-maggio-di-wiesbaden/) si è aperto quest’anno con due serate che gettano una luce intensa sull’opera di Mozart: Idomeneo, la prima delle sue sette grandi opere e La Clemenza di Tito, l’ultimo lavoro teatrale del genio austriaco.

Idomeneo racconta la storia di un reduce di guerra che assiste alla distruzione della sua terra. Le catastrofi e l’ira degli Dei incombono su Creta e soltanto il compimento di un voto di sangue può ristabilire l’equilibrio in un mondo in balia di poteri sovrumani. Il monarca ha infatti promesso al dio del mare, come prezzo per un felice ritorno a casa, di immolare in sacrificio il primo uomo che incontrerà appena messo piede a terra. Peccato che appena sbarcato si imbatta nel figlio Idamante. I grandi sconvolgimenti scorrono in parallelo ai terremoti affettivi e lo stesso principe è al centro delle passioni contrastanti della principessa troiana Ilia, profuga a Creta, e di Elettra, la figlia di Agamennone. La scena preparata da Rolf Glittenberg restituisce il senso di devastazione materiale e morale che incombe sull’isola. I personaggi si muovono in una scena fissa incorniciata dai muri crollati e anneriti di una sala gigantesca, a volte reggia a volte luogo del sacrificio. Sullo sfondo, attraverso una breccia si intravede il mare, colpo d’occhio che può richiamare certi visioni di Magritte. Le onde riflettono i sentimenti dei protagonisti, agitate e fosche nei momenti di rabbia e di furore. In questo grande scatolone diroccato si muovono i cretesi e i profughi troiani, destinati progressivamente a fondersi in un unico popolo. È un allestimento che, nella sua essenzialità, rimanda bene la drammaturgia dell’opera mozartiana.

Idomeneo
Mirko Roschkowski ©Karl & Monika Forster

Non esiste una versione unica e definitiva di Idomeneo. Lo stesso Mozart la rimaneggiò più volte per esigenze drammaturgiche e di durata dello spettacolo. Il regista Uwe Eric Laufenberg e Konrad Junghänel, alla guida della Hessisches Staatsorchester, ne restituiscono una versione compatta (il ruolo di Arsace viene tagliato) che esalta lo spessore psicologico e la ricchezza di sentimenti dei protagonisti principali. Felice la scelta di includere la terza aria di Elettra, culmine tragico della vicenda. Idomeneo conserva la struttura convenzionale dell’opera seria metastasiana, in cui si susseguono recitativi (qui accompagnati) e arie, ma già emergono i segni della drammaturgia musicale che renderà immortale il Mozart a venire. E la Hessisches Staatsorchester ricrea con precisione il pathos della partitura, alternando tenerezza di accenti a passaggi musicali veementi e infuocati.

Idomeneo
Mirko Roschkowski e Kangmin Justin Kim ©Karl & Monika Forster

Bene assortita la distribuzione dei quattro ruoli principali. Le due principesse soprano si contendono i favori di Idamante, destinato a regnare su Creta. Slávka Zámečníková restituisce gli accenti delicati di Ilia, che vincerà il cuore del principe, con voce non grandissima ma impeccabile e ricca di bei colori, soprattutto nel registro più basso. Svetta per lirismo l’aria “Se il padre perdei“, trasformata in una toccante cerimonia della memoria. Netta Or, è un Elettra impressionante, fin dalla prima aria di follia (“Tutte nel cor vi sento“) riempita di passione incandescente. Statuaria e solida per voce e gesto, offre al pubblico il momento più potente della serata nel grandioso finale tragico “D’Oreste e d’Aiace ho in seno i tormenti“. Il controtenore Kangmin Justin Kim scolpisce con precisione il ruolo di Idamante, in origine scritto per castrato, grazie a eccellenti mezzi vocali che compensano anche una certa legnosità del gesto e dell’espressione. Mirko Roschkowski, nei panni di Idomeneo, sfoggia bella voce tenorile e a ragione preferisce il lirismo dolente all’enfasi guerriera; precisa anche la dizione che potrebbe invece migliorare negli altri protagonisti. Appassionati i due pezzi di assieme: il terzetto del secondo atto e il quartetto del terzo. Pretesco quanto basta il Gran Sacerdote di Rouwen Huther. Contribuisce al successo della serata il coro istruito da Albert Horne, che ricrea con potenza i trasporti di un popolo che si dispera, prega e implora. Di forte impatto lo sgomento delle genti cretesi all’apparire del mostro inviato da Nettuno.

Alla fine applausi lunghi e calorosi per tutti.

http://www.staatstheater-wiesbaden.de/oper/premieren-2018-2019/idomeneo-2018-2019/

Idomeneo
Kangmin Justin Kim e Slávka Zámečníková ©Karl & Monika Forster

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