Lo cunto de li cunti – nella città di Napoli durante la terribile pandemia dell’a.d. 2020

Un progetto digitale di Mariano Bauduin dedicato al Pentamerone di Giovan Battista Basile

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Lo cunto de li cuntia cura di Mariano Bauduin

con  The Beggars’ Theatre e Gli Alberi di Canto Teatro

Cuntisti: Mariano Bauduin, Mario Brancaccio, Virgilio Brancaccio, Giuliana Carbone, Elisabetta D’Acunzo, Sergio del Prete, Fabio Di Gesto, Chiara di Girolamo, Francesca Fedeli, Renata Fusco, Lello Giulivo, Ernesto Lama, Fortuna Liguori, Matteo Mauriello, Antonella Morea, Francesca Morgante, Maurizio Murano, Maria Claudia Pesapane, Paolo Romano, Anna Spagnuolo, Patrizia Spinosi, Fausta Vetere, Enrico Vicinanza

Video realizzati da Pasquale Caso – Ambra Proietti

Regia e ideazione Mariano Bauduin

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Partirà sabato 14 marzo il progetto digitale di Mariano Bauduin dedicato al Pentamerone di Giovan Battista Basile dal titolo “Lo cunto de li cunti – nella città di Napoli durante la terribile pandemia dell’a.d. 2020”.

L’idea è quella di realizzare con i mezzi a disposizione di ognuno dei cuntisti (smartphone, tablet, telecamere) dei video racconti dell’intero Cunto de li cunti. Ogni video durerà circa venti minuti, con musiche legate al repertorio della tradizione campana – composto da villanelle, moresche, canti a distesa e carnevaleschi – che ha caratterizzato la carriera di tutti i partecipanti, in Italia e nel mondo. I video, uno al giorno come in un vero rito collettivo, saranno diffusi attraverso i canali social del The Beggars’ Theatre e faranno parte della programmazione culturale online dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

«Come il Cunto di Basile si ispirò a quel filone di centoni novellistici che partirono dall’esempio emblematico nel Decamerone di Boccaccio, Basile compone e raccoglie questi cunti del nostro bagaglio tradizionale campano – spiega Bauduin – Quindi mi è venuto alla mente il momento di condivisione dei giovani del decameronesco Boccaccio, che si incontrano nel periodo di peste a Firenze e traggono da un momento di grande drammaticità e criticità l’occasione per raccontarsi storie. In realtà questo è anche un modo per cercare di mantenere un legame con sé stessi, con la propria memoria, con la propria identità. Le favole hanno per propria natura questo rapporto con la metastoria, la sospensione del tempo in cui tutto è possibile: oggi, ieri e domani si fondono in un racconto che ci trascina nelle più profonde stanze del nostro subconscio».

Tra i cuntisti i membri della compagnia Gli Alberi di Canto Teatro e artisti che hanno collaborato con il Beggars’ Theatre di San Giovanni a Teduccio nelle ultime stagioni, che si alterneranno nell’interpretazione delle 49 favole: Mario Brancaccio, Virgilio Brancaccio, Giuliana Carbone, Elisabetta D’Acunzo, Sergio del Prete, Fabio Di Gesto, Chiara di Girolamo, Francesca Fedeli, Renata Fusco, Lello Giulivo, Ernesto Lama, Fortuna Liguori, Matteo Mauriello, Antonella Morea, Francesca Morgante, Maurizio Murano, Maria Claudia Pesapane, Paolo Romano, Anna Spagnuolo, Patrizia Spinosi, Fausta Vetere e Enrico Vicinanza. Mariano Bauduin registrerà la cornice del Pentamerone, quindi l’introduzione e la conclusione dell’opera di Basile.

«È importante che Napoli, in questo momento di isolamento, mantenga salda la propria identità culturale e mi sembra doveroso esprimerla nella maniera più alta che la nostra letteratura ha prodotto, vale a dire il Pentamerone del Basile – conclude Bauduin – Il mio rapporto con Basile, come quello della mia compagnia e degli artisti che hanno collaborato con noi in tanti anni, è un rapporto importante in quanto trasmesso dal nostro Maestro, Roberto De Simone, che ce lo ha raccontato e tramandato in mille modi. Vogliamo condividere questa tradizione e lo facciamo con i mezzi che abbiamo a disposizione nella nostra quotidianità, telefonini e registrazioni molto semplici, ma realizzate con un profondo senso di collettività, condivisione e unione, in un momento in cui si rischia l’allontanamento e la divisione tra le persone».

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NOTA

«Che il Cunto de li Cunti tragga la sua materia dalle fiabe popolari napoletane è ben risaputo; eppure il Cunto è anche una complessa opera letteraria, connotata da un raffinato e composito linguaggio. In essa Giambattista Basile seppe fondere l’autentico dialetto napoletano e le costruzioni sintattiche desunte dal Decamerone; seppe coniugare espressioni e locuzioni gergali, proverbiali, invettive plebee, con parodistiche metafore nel pomposo stile barocco dei suoi tempi; seppe bilanciare in geniale equilibrio altezze poetiche e basse scurrilità, linguaggio sublime e lazzi osceni, ciarlatanismo ed erudizione, spontaneità e sapienza letteraria, erotismo e sentimenti, latino notarile e sberleffo pulcinellesco, delirio donchisciottesco e balli di Sfessania, magia rinascimentale e mitologia popolare, con un orecchio a Boccaccio, agli umanisti, a Rabelais, al Marino, e l’altro ai quartieri di via Toledo, di Forcella, di Porta Capuana e di Piazza Mercato.

Nel Cunto è rilevante la componente teatrale, espressa con un sapiente dosaggio dei ritmi, con la forma delle narrazioni, dei dialoghi diretti; componente realizzata appieno nei monologhi dei personaggi, il cui linguaggio sembra derivare direttamente dai repertori dei Comici dell’Arte. Ed a tale proposito le inevitabili associazioni con alcune espressioni e forme del linguaggio scespiriano fanno ipotizzare la circolazione orale di repertori carnevaleschi o della Commedia dell’Arte, di formulari comici e drammatici, cui largamente attinsero sia Basile sia Shakespeare».

Mariano Bauduin

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