Intervista al M° Arianna Vendittelli

Quarto appuntamento con gli estratti delle dirette Instagram di ‘Note’ dall’isolamento – Conversazioni di Musica

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Arianna Vendittelli
Foto di Cristiano Bendinelli

Note’ dall’isolamento – Conversazioni di Musica è un progetto che prevede sette incontri con giovani professionalità artistiche e musicali per scoprire cosa vi sia dietro all’essere musicista e i cambiamenti prima e dopo CoViD19.

Argomento del giorno l’opera e i cantanti lirici, protagonisti per eccellenza: ad accompagnarci dietro al sipario sarà il soprano Arianna Vendittelli, raffinata interprete di vari repertori dal barocco al classicismo e dal romanticismo al contemporaneo.

La diretta originale è visibile sulla pagina di Carlo Emilio Tortarolo (Facebook&Instagram: @carloetortarolo).

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Buongiorno Arianna, entriamo in punta di piedi nel mondo dell’opera chiedendoti come funziona una produzione operistica e quanto tempo necessiti per preparare un ruolo per conto tuo e quanto in teatro.

Partiamo dal presupposto che ci sono ruoli e ruoli. Alcuni hanno bisogno di più tempo, anche anni, come ad esempio Fiordiligi (‘Così fan tutte’ di W.A. Mozart, ndr) che continuo ancora adesso a plasmare, o l’‘Ermione’ di Rossini, mio recente debutto a Napoli, su cui ho studiato per un anno e mezzo; poi ci sono ruoli meno protagonisti in cui la caratterizzazione richiede meno tempo oppure altri che meglio si adattano alle proprie caratteristiche vocali.

Il tempo è direttamente proporzionale alle caratteristiche contingenti.

In teatro, invece, i tempi sono regolati e le produzioni vanno dalle tre settimane fino a un mese mezzo massimo, soprattutto all’estero dove c’è la tendenza ad affinare.

Il primo incontro permette di conoscere chi partecipa al progetto – direttore d’orchestra, regista, colleghi – in pratica si incontra la famiglia con cui lavorerai durante le settimane successive.

Si inizia a plasmare con loro l’idea registica attraverso i costumi e i particolari scenici mentre parallelamente iniziano le prime prove musicali con direttore e pianista accompagnatore.

Si approfondisce così il soggetto, cantando in voce la propria parte.

Da lì parte la produzione con le prove registiche, spesso in sala di prova, in cui si cerca di sfaccettare il proprio personaggio, memorizzare le richieste registiche e creare lo spettacolo.

Anche se un ruolo è già studiato e già eseguito molte volte, questo step, a meno di riprese di spettacoli, è sempre nuovo perché si seguono la sensibilità degli artisti coinvolti e la ricerca drammaturgica.

Parallelamente le maestranze lavorano per il prodotto finito: le sarte procedono coi costumi di scena, i macchinisti misurano i tempi tecnici per permettere la gestione delle scene…

Dopo un numero considerevole di giornate, si arriva alla prova di antepiano in cui tutta l’opera viene eseguita sul palco e così si testa quanto studiato in quelle settimane abituandosi al nuovo spazio e riprendendo le fila musicali.

A questo punto arriva una prova a mio avviso fondamentale, l’italiana, in cui ad orchestra schierata si rilegge “solo” musicalmente l’opera. Una buona occasione per ritornare allo spartito e abituarsi alle masse sonore che ci saranno poi dal vivo.

Da quel giorno, iniziano gli ‘assiemi’ che, come dice il nome, uniscono prove musicali e di regia ‘assieme’. Qui comanda il direttore che è incaricato di creare sempre più filati dell’opera e decide cosa provare o meno. Le ultime prove di assieme, antegenerale e generale, rappresentano la conclusione del percorso di prove e possono anche essere aperte al pubblico in anteprima.

Rimangono solo le recite dove si mettono a frutto le settimane di lavoro. Possono variare di numero e più aumenta tale numero più sarà necessario per i cantanti alternarsi con un altro cast così da riposare dall’impegno fisico e mentale che si spende.

Partendo dai progetti che in queste settimane di quarantena ti sono saltati, ci parleresti dei principali problemi che sono emersi per i cantanti lirici?

Proprio in questi giorni avrei dovuto debuttare all’apertura del Maggio Fiorentino con un’opera poco conosciuta di Cherubini, ‘Lo sposo di tre, e marito di nessuna’. Ufficialmente la produzione è rinviata a data da destinarsi e al momento non è chiaro se e come riprenderà.

Un vero peccato perché la reputo una bellissima opera e secondo me è sempre interessante confrontarsi con opere così rare.

Al momento del lockdown, ero a casa a prepararmi proprio per questa produzione, prevedendo quelle settimane di studio necessarie, e quindi fortunatamente non mi sono trovata, come altri miei colleghi, in una produzione già avviata e costretta a fermarsi dopo una recita o addirittura senza andare in scena: un problema non indifferente per la nostra categoria.

Noi a livello contrattuale siamo pagati per le recite e non per le prove, dunque, tutte le spese che noi abbiamo (vitto, alloggio, viaggio…) sono anticipate da noi. Un vero e proprio investimento che ognuno di noi è tenuto a fare quando accetta una produzione.

Un problema abituale, ma che con tale crisi è diventato importante.

Pensando positivo come tento di fare sempre spero che questa emergere del problema ci permetta di risolverlo una volta per tutte.

Le associazioni di settore come Assolirica, cui mi sono recentemente associata, si stanno muovendo proprio per risolvere la questione.

Un altro aspetto è per esempio la malattia. Non si pensa ma per una professione in cui la voce è materia prima anche un raffreddore o una leggera laringite che non ci permette di utilizzare il nostro mezzo al meglio rappresenta un guaio con ripercussioni anche psicologiche perché il proprio fisico non risponde come dovrebbe.

Questi sono alcuni dei tanti problemi, emersi negli ultimi mesi, alle molte professionalità coinvolte che siano dipendenti o partite IVA, soprattutto pensando che non abbiamo la percezione di quando potranno riaprire i teatri.

Per i cantanti lirici è molto importante scegliere il repertorio e i ruoli giusti. Come li scegli? Come si regolano a riguardo gli altri cantanti?

Questa scelta è un aspetto molto complesso del nostro lavoro: può aiutarci il nostro insegnante di riferimento o l’esperienza sul palco, ma alla fine la scelta che personalmente faccio è quella di optare per un ruolo a seconda della tessitura scritta.

La tessitura giusta è una ‘zona musicale’ di note in cui il cantante riesce a cantare bene senza stancarsi. Il canto è un risultato di vari equilibri quali appoggio, muscolature rilassate, proiezioni… e se il cantante insiste su una tessitura che non gli è agevole, ad esempio troppo acuta o costantemente sull’acuto, c’è il rischio che questi equilibri si sbilancino e che i muscoli attorno alla laringe si stanchino creando problemi.

Il lavoro dietro a questo studio dura anni e permette alla fine di conoscersi e capire la propria natura.

Differente invece è la scelta del carattere di un personaggio.

Veicolare le emozioni di un personaggio richiede un impegno tecnico anche perché a livello musicale è necessario scegliere come ottenere quella gamma di colori.

Ruoli più drammatici, ad esempio, sono compositivamente accompagnati da un’orchestrazione più massiccia e quindi il cantante dovrà tenere conto di questa difficoltà.

Non sono scelte facili: un po’ bisogna provare con intelligenza sulla propria pelle e ogni tanto rischiare un poco per vedere come reagisce il proprio corpo.

Noi andiamo in scena con tutto il nostro corpo e impariamo la tenuta di un personaggio solo con l’esperienza del palcoscenico.

Per questo motivo la scelta è l’argomento più difficile per ogni cantante, è il centro di tutto.

Guardiamo al dopo. Nelle ultime settimane, si è parlato di nuove frontiere streaming dell’opera, di opere con distanziamento sociale. Se questa emergenza rimarrà, come potrà essere l’Opera?

Penso che l’opera in streaming possa essere una opzione interessante, ma non bisogna dimenticarsi che l’opera in teatro dovrà poi essere rifatta dal vivo.

È un lavoro vivo e pulsante dagli importanti risvolti emozionali.

I cantanti studiano una vita per riuscire a mandare la propria voce il più lontano possibile, all’ultimo posto dell’ultima fila. Se tu metti come mezzo un microfono, il cantante va contro la sua stessa natura.

Così per la recitazione: il regista e il cantante lavorano sul palcoscenico per dare forma a un personaggio e per farlo arrivare a chiunque in quello spazio enorme che è il teatro.

Se il mezzo è il video, ci sarà un altro regista che deciderà cosa inquadrare e così anche l’interpretazione diverrà più cinematografica e l’interprete eviterà un’espressione esageratamente teatrale per evitare di essere ripreso.

Non riesco a immaginare cosa potrà essere e anzi aspetto con ansia che questa situazione finisca al più presto. Mi auguro, però, che presto noi tutti si possa ritornare nei teatri a godere degli spettacoli dal vivo perché credo che siano dal punto di vista culturale e vitale fondamentali.

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