Francesco Battaglini, menzogna della materia verità dell’arte

Intervista all'artista polivalente fiorentino, autore della mostra "Un burattino tra vizi e virtù"

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Francesco BattagliniFrancesco Battaglini, fiorentino classe 1981, è un artista che scolpisce nella menzogna della materia la verità dell’arte. Comincia la sua carriera artistica tanti anni fa nel 1995. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze frequentando la prima scuola di Scultura presso la cattedra dei Prof. Vincenzo Bianchi e Antonio Di Tommaso. Dopo i quattro anni degli studi accademici di cui uno a Carrara, specifica per la tecnica della scultura discute la Tesi dal titolo “I malesseri dell’uomo del ‘900”. Negli anni successivi agli studi espone in diversi sedi fiorentine come il Museo Archeologico Nazionale e al Palagio di Parte Guelfa. Ha preso parte alla Biennale d’Arte di Firenze nel 2008, ha esposto anche a Roma e Milano e in Città del Vaticano, a Saint-Michel-de-Maurienne in Francia dove ha svolto diversi simposi sul legno e realizza, invitato in vari simposi internazionali di scultura, diverse opere monumentali tra le quali: “Addio” nel 2001 ad Ari (CH), dedicata alla memoria di un’amica scomparsa, “Venere” nel 2008 ad Atessa (CH) e “Rapace” nel 2011 a Travalle, Calenzano (FI). Sempre nel 2011 colloca a Rufina (FI) la statua “Two face” partecipando al progetto “Cantiere di scultura” promosso dalla Val di Sieve e dalla Comunità Europea. Attualmente alcune opere sono esposte in Corea del Sud nelle più grandi manifestazioni dell’arte della nazione. Negli ultimi anni ha cominciato a lavorare anche con resine epossidiche, realizzando oggetti di arredo per interni e complementi d’arredo per giardini o esterni, con la serie “Pop-Animals”. Nel 2013 partecipando all’evento ARTOUR-O il MUST vince il premio Under 35 con una personale al Parco Nazionale Fondazione Collodi dove si presenta preparando la mostra dal titolo “Un burattino tra vizi e virtù”. La mostra riscuote un buon successo tra critici e pubblico, portandolo a realizzare diversi monumenti pubblici in piazze toscane e italiane. Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

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Ci vuoi raccontare di cosa parla il tuo ultimo lavoro artistico?

Il mio ultimo lavoro, riguarda sempre il tema del “burattino”, passato dalla terza dimensione scultorea, alla bidimensionalità delle tele, inserendo un tema classico, un omaggio ai grandi pittori del rinascimento italiano. Questo mi permette di inserire nelle mie figure dettagli e virtuosismi che in scultura sarebbero molto complessi da realizzare. Per adesso ho voluto “riproporre” i quadri più famosi del mondo come la “Gioconda” di Leonardo da Vinci e la “Dama con l’unicorno” di Raffaello, due dei tanti quadri rivisitati nel mio ultimo lavoro.

Come si inserisce nella tua evoluzione espressiva?

Non è una vera e propria evoluzione, ma più un ritorno alle origini. Dopo le sculture della mostra “un burattino tra vizi e virtù” è stata dura trovare un altro argomento altrettanto interessante per sfruttare il mio “burattino” senza scendere nella banalità del “complemento di arredo”, perciò sono tornato alla pittura, perché rendeva più facile l’evoluzione dei dettagli dei personaggi non impegnandomi nella complessità della tridimensione.

C’è un altro lavoro a cui sei particolarmente legato? E perché?

Un altro tema a cui sono molto legato e che mi ha permesso di realizzare altre opere “importanti” è il tema dell’arte sacra. Nel 2013 partecipai al primo master di arte sacra della scuola nata in quell’anno, la Sacred Art School di Firenze, con la quale ho appreso il rispetto dell’arte liturgica e che mi ha appassionato alla simbologia e storia dell’arte sacra cristiana. Permettendomi di lavorare con parrocchie di Firenze e provincia realizzando piccoli monumenti sacri, come il busto del Cardinale Elia Angelo Dalla Costa che verrà installato sulla facciata della Chiesa di San Pietro in Palco, nel quartiere di Gavinana.

Qualche traguardo, anche personale, di cui vai fiero?

Il più grande traguardo realizzato fino ad oggi è sicuramente la scultura monumentale della “Perseveranza”, tratta dalla serie “Un burattino tra vizi e virtù”, realizzata in bronzo e posizionata nel Comune di Bagno a Ripoli.

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società di oggi?

Mi piacerebbe che la cultura e l’arte avessero davvero un’importanza fondamentale nella vita della nostra società, credo che se fosse così vivremmo in un mondo sicuramente migliore e più equo rispetto ad adesso.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione?

La città in cui sono nato e vivo, ha avuto una grandissima influenza sul mio lavoro, è inevitabile confrontarsi con i maestri del rinascimento fiorentino e sentirne il peso schiacciante delle antiche maestrie. Questo però mi ha permesso di comprendere e delineare un gusto classico e rigoroso, mi piace descriverlo come“ un dinamismo statico” che ha un grande peso nella mia ricerca dell’Estetica, senza però costringermi in un figurativo classico, ma dandomi il coraggio di semplificarlo e renderlo personale, direi più impressionista come stile.

Cosa pensi della collaborazione e della condivisione tra artisti e scrittori?

È questo un argomento che mi ha sempre appassionato, sarebbe fantastico avere un vero rapporto culturale tra scrittori poeti filosofi ed artisti una reale passione di condivisione e perché no, di rivolta e dissenso culturale nei confronti della massa che spesso assimila ma non comprende. Avere una coesione culturale che possa anche sfociare in un nuovo Movimento Culturale Reale per combattere quelle negligenze o distrazioni che spesso le amministrazioni hanno nei confronti della cultura e poter promuovere un nuovo senso del vivere.

Parlando del tuo lavoro che ha creato particolare clamore, ossia il Pinocchio “evirato”, cosa pensi dei limiti espressivi dell’arte, credi debba averne oppure anche sfidando il senso comune l’arte può o deve portare scalpore?

Il caso del Pinocchio evirato che ha il titolo di uno dei vizi capitali, la “lussuria”, è stata la mia opera più discussa, quella che mi ha permesso di avere i miei 15’ di celebrità, in cui ho avuto il piacere di essere più volte intervistato dalla RAI. L’arte deve ed è libera nella sua espressione, non credo a questo finto pudore bigotto dovuto da 2000 anni di dominio culturale cattolico in cui è stato demonizzato il senso del vivere. Credo che l’arte debba essere sincera e priva di regole, ma credo che sia sbagliato focalizzarsi solo sul senso dello stupore o dell’eccesso, perché l’arte non è solo show ma anche cultura e messaggio culturale. Ogni artista che si rispetti dovrebbe avere, prima di realizzare un opera, il rispetto del materiale, del luogo in cui viene esposta e della gente che ne usufruisce, senza però denigrare il proprio senso estetico e di pensiero.

Chi sono i tuoi riferimenti artistici in generale?

Questa è una bella domanda a cui ho particolarmente piacere a rispondere. Classicamente Michelangelo, Cellini, Bernini e il Giambologna sono i “maestri” della scultura, ma negli anni ho appreso la bellezza della scultura impressionista di Medardo Rosso, la sintesi di Brancusi legata a mio avviso alla pittura di Modigliani, tutta la scultura e pittura romantica del ‘700, fino ad arrivare all’arte Pop del ‘900, tralasciando però Duchamp con il quale “secondo me” è morta l’arte.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere: qual è il tuo rapporto con il teatro?

Adoro il teatro e sono anni che gli amici mi consigliano di fare “improvvisazione” ma non ho mai trovato né il coraggio né il tempo per poterlo fare, però mi piacerebbe molto provare a lavorare come scenografo. Andavo abbastanza spesso a vedere spettacoli teatrali ma dalla quarantena non ho più avuto modo di recarmi a teatro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

I miei progetti sono di proporre nuove mostre proprio sul tema del Covid con una riflessione su ciò che ci sta succedendo socialmente e culturalmente parlando, tra restrizioni di libertà privazione di vedersi e toccarsi tra individui e l’inevitabile ritorsione che ne subisce la cultura e la bellezza, tutto con il mio solito spirito irriverente leggero e mai scontato.

Francesco Battaglini è un artista che scolpisce nella menzogna della materia la verità dell’arte.

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