Davide Foschi, pittore esoterico poeta materico

Intervista all'artista contemporaneo Davide Foschi, fondatore del "Metateismo"

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Davide Foschi
Foto di Davide Gasparinetti

Davide Foschi, Milanese classe ‘72, nato da una famiglia dalle antichissime tradizioni artistiche che si è tramandata il sapere di padre in figlio fin dalla Firenze del ‘500, è un pittore esoterico e un poeta materico. Artista internazionale noto per opere come le “Icone Dinamiche”, che dialogano con gli antichi maestri (ad esempio, “La Nuova Cena”, la prima “nuova” dopo secoli di “ultime cene”) e per la misteriosa “La Pietà”, il dipinto non fotografabile che dal 2009 si modifica inspiegabilmente dinnanzi agli occhi degli spettatori in grandi eventi istituzionali. È il fondatore del Metateismo, avanguardia artistica che dal 2013 ha sfornato Manifesti pubblicati e tradotti in tutte le lingue, condivisi da migliaia di persone, sull’arte, la filosofia, l’economia, l’alimentazione e il profumo. È Presidente del Centro Leonardo da Vinci di Milano, fondatore del movimento culturale del Nuovo Rinascimento e direttore artistico del relativo Festival, Intellettuale, performer, appassionato di antropologia e di filosofie antiche occidentali ed orientali, conferenziere di storia dell’arte e di evoluzione umana, poeta e saggista, imprenditore, Foschi rappresenta un vero e proprio “viaggiatore del tempo”. Figlio dell’artista Adriano Foschi, si formò nella sua bottega e abitando a due passi dal Cenacolo di Leonardo da Vinci e dal Castello Sforzesco, crebbe con l’attitudine all’arte visiva e alla scrittura fino a quel famoso episodio del 1985, descritto nella sua biografia intitolata Il segreto di Foschi: l’artista tra luce e mistero. A 12 anni, infatti, Davide Foschi fu protagonista di un incidente che gli fece vivere una Near Death Experience, durante la quale visse esperienze talmente profonde da cambiargli la vita per sempre. Nel 2004 nascono le prime opere d’arte come Il Viaggio e Madonna con Bambino. Numerose sono le mostre personali e le rassegne di fianco a tanti maestri dell’Arte contemporanea, tra cui Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Jean-Michel Basquiat. Viene pubblicata nel 2020 la sua raccolta poetica dal titolo “Viaggiatore del Tempo” (edizioni Aimagazinebooks) che raccoglie 35 poesie dal 1985 al 2019. Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

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Ci vuoi raccontare di cosa parla questo tuo ultimo lavoro letterario in poesia?

Con piacere. Il “Viaggio nel Tempo” è l’argomento cardine che fa da fil rouge, così come l’Amore (quale motore del mondo) a questa raccolta poetica, in generale a tutta la mia attività artistica e alla mia vita. Tutto partì dalla “Near Death Experience” che vissi nel gennaio del 1985, episodio raccontato in tanti articoli, trasmissioni e libri. Durante quell’esperienza, vissi il vero e proprio viaggio nel Tempo, mio, in generale dell’umanità, tra passato e futuro. Tutto accadde nell’arco di un periodo di tempo e di spazio del tutto particolare che ancora oggi mi viene complicato descrivere con una terminologia facilmente comprensibile: nelle mie opere, con le poesie e con le performance racconto tutto questo attraverso l’alfabeto primordiale e originale dell’Arte ed è sicuramente molto più efficace e impattante rispetto alle parole. La poesia appunto è uno di quei canali privilegiati che permettono di andare oltre i limiti imposti dal mero uso sinaptico del cervello. La poesia, così come tutta l’arte, è in primis “iniziazione” all’invisibile. È proprio l’arte a distinguerci dal resto degli esseri viventi, ad averci permesso l’evoluzione. La capacità di cogliere l’invisibile è il segreto dell’uomo, nel bene e nel male; inutile cercare nei cromosomi le differenze dell’abisso che ci separa dalle altre specie viventi. Solo noi possiamo compiere bene o male. Questa è la nostra responsabilità. Ricordo che pochi giorni dopo quella fatidica esperienza, scrissi una poesia, la mia prima poesia che in qualche modo rappresentava una risposta a quel meraviglioso poeta ed essere umano che fu Giuseppe Ungaretti. Era una sorta di “specchio” rivolto ad un caposaldo culturale del nostro comune passato di italiani. A quel suo luminosissimo, gioioso, quasi sinfonico “Mattino, mi illumino d’immenso” risposi con il mio raccoglimento interiore, con il silenzio, con le sonorità della “S” che porta ad ammutolirsi di fronte all’invisibile, rispetto a quelle della “M” ungarettiana che portava con sé il senso della Meraviglia. Scrissi: “Sera, mi oscuro di mistero”. Partii proprio da questa poesia, dal mio ricollegamento a ciò che mi aveva preceduto; da allora cominciai a comporre decine e decine di poesie che mi hanno sempre accompagnato fedelmente, tra i momenti di sofferenza e di speranza, di rabbia e di gioia, di amore fisico e psichico, unendo il mondo dei sentimenti al Viaggio nel Tempo che da allora ho sempre eseguito prima di compiere qualsiasi gesto artistico. “Viaggiatore del Tempo” raccoglie quindi una selezione di 35 poesie scritte dal 1985 al 2019, simbolicamente una per ogni anno. Poesie che sono anche delle meditazioni che ciascuno può leggere e rileggere, “provare” su di sé all’infinito, fino a quando non riesce a cogliere quella scintilla che è dentro ciascuno di noi, quella luce che rappresenta la propria vera Origine. Da qui inizia il Viaggio nel Tempo di ciascun essere umano.

Da pittore per natura e vocazione come è approdata la tua creatività verso la poesia scritta? C’è un’evoluzione o che tipo di cambiamento dentro di te in questo caso?

Come ho raccontato, non è nata prima la poesia e dopo l’arte visiva o viceversa. Tutto è nato insieme, in quel famoso 1985. Prima di allora, da esponente di due famiglie dall’antica storia umanistica (i Foschi sono una dinastia unica in questo senso, maestri da padre in figlio nell’arte pittorica dal Rinascimento fiorentino fino ad oggi; da parte materna una serie di scrittori e autori di testi teatrali) fin da piccolo manifestai un tocco magico sia nello scrivere che nel dipingere. Tecnicamente già almeno dall’età di cinque anni ero il classico bambino prodigio che scriveva e disegnava come nessun mio conoscente e coetaneo. Era però una sorta di “vestito” senza contenuto. Un dono ricevuto ma non vivo. Dopo la Near Death Experience qualcosa cambiò drasticamente in me e di conseguenza si trasformò anche il mio modo di fare arte in genere, così come il mio modo di parlare, di leggere e di scoprire il mondo che mi circondava. Ricordo che più o meno nei giorni in cui scrissi la sopracitata “Sera”, mi misi improvvisamente a fare un ritratto a matita ad un attore di Hollywood di cui avevo una fotografia di fronte a me; dopo pochi minuti si era formato praticamente un’immagine tridimensionale, che mai sarei stato in grado di fare senza corsi specifici e così, da un momento all’altro. In generale si può dire che dietro ad ogni mio dipinto ci sia una poesia silenziosa che mi guida e dietro ad ogni poesia ci sia un’immagine invisibile che mi guida.

In questa tua ultima raccolta, Pierfranco Bruni, poeta raffinato candidato al Nobel per la letteratura ed ex presidente Mibact, ha scritto la prefazione. Che tipo di legame ideale c’è tra voi?

Con Pierfranco Bruni c’è un’amicizia e una stima reciproca che ci lega da anni. Il fatto che lui abbia voluto aprire “Viaggiatore del Tempo” con la sua prefazione mi ha fatto davvero molto piacere. Pierfranco è una persona squisita e questo aspetto umano viene comunque sempre prima di ogni prestigio culturale in genere. Il fatto poi che certe parole così alte e profonde le abbia spese a proposito del mio mondo poetico è semplicemente motivo di grande orgoglio. La cultura e l’arte uniscono. Questo è un dato di fatto. Quando si creano situazioni spiacevoli tra persone che si occupano di arte e cultura è perché almeno da una delle due parti si sviluppano sentimenti e reazioni dettate dall’invidia, dalla vanità e dall’egocentrismo. Certo, bisogna ammettere che la maggior parte degli artisti soffre di questi difetti. L’artista crede e si illude di creare; già questo lo mette nella posizione di affermare che tutto ciò che proviene da altri sia sbagliato, di difendere la propria posizione come se fosse davvero innovativa e/o rivoluzionaria. In ogni artista si nasconde la segreta volontà di essere un rivoluzionario. Peccato che quasi nessun artista lo sia veramente. Niente di più sbagliato. Intanto perché, come sa bene chi ha esperienza e coscienza del ruolo, l’artista non crea: l’artista media. Più o meno bene. Ci sono artisti che fanno da medium tra il gusto pop del momento e il mercato; ce ne sono altri che lo fanno tra il senso della provocazione e la reazione (prevista) dei fruitori. In realtà il vero artista è altro, è colui che si pone come medium tra il mondo “alto” e quello “basso”, tra spirito (l’idea che lo ricongiunge al sacro, nel senso non religioso del termine) e materia (l’opera d’arte, qualunque essa sia, perché sempre e comunque essa si manifesta attraverso la materia). L’artista consapevole di questo suo ruolo genera un’arte che può far evolvere il genere umano. A volte ci riesce, a volte meno ma la modalità è quella propria dell’Arte. Il resto è solo e soltanto marketing. Io e Pierfranco Bruni abbiamo questa concezione dell’arte che ci accomuna da sempre e fortunatamente non siamo gli unici; siamo in tanti a possederla, più di quanto sembri. Le differenze possono essere moltissime da individuo ad individuo, sia caratterialmente che ideologicamente. Credo che però sia più che superato il concetto di “movimento artistico” entro il quale ci siano limiti definiti e circoscritti dal punto di vista politico e sociale. Anzi, quando vissute con coscienza, queste differenze arricchiscono.

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società di oggi? Cultura e spiritualità sono sinonimi?

La cultura ha da sempre la vera e grande responsabilità dell’evoluzione del genere umano. La trasmissione della cultura da generazione in generazione è la nostra vera ricchezza. Si parla tanto di crisi economiche ma quelle son solo parte di cicli che il meccanismo sociale che abbiamo creato, basato sulla costruzione, distruzione e ricostruzione del capitale, ci presenta periodicamente. Mi vien da sorridere ogni qual volta si mostri sorpresa e sgomento al loro puntuale avverarsi. Molto più gravi e del tutto non considerate sono invece le crisi culturali. Queste non avvengono con la frequenza delle crisi economiche (delle quali ne possiamo contare all’incirca una ogni sette anni) né hanno la stessa portata risolvibile nei brevi periodi. Le crisi culturali seguono cicli secolari e sono capaci di riportare indietro l’intero genere umano nel Tempo. Solo attraverso la cultura e l’arte è possibile risollevare le sorti del mondo, proprio perché in queste è insita la spiritualità dell’uomo. Qualunque proposta di cambiamento che parta dalla politica o dall’economia è fine a sé stessa ed anzi può portare a nuovo orrore. Si deve ripartire dallo spirito per ricominciare il cammino dell’evoluzione. Il nuovo nemico di questo processo, come furono nel passato la magia e poi la superstizione, è la tecnocrazia. Come nel passato i politici si rivolgevano agli sciamani nelle tribù e poi ai diversi poteri religiosi con la nascita degli stati, così ora delegano ogni scelta alla tecnologia, la nuova forma illusoria di controllo del potere privato della cultura. Il risultato sarà nuovo orrore. Il frutto di tutto questo saranno i nuovi schiavi, i nuovi servi della gleba, i nuovi analfabeti impossibilitati a vivere e invitati violentemente a sopravvivere. Ecco perché è quanto mai urgente il risorgere dell’umanesimo, ecco perché è fondamentale rimettere al centro l’essere umano.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione? Milano per antonomasia è considerata la città degli affari, della produttività, della frenesia. C’è anche una Milano della spiritualità a cui tu fai riferimento?

Assolutamente sì. Milano è prima di tutto la città del Drago, del Biscione, del Serpente, il simbolo visconteo che ha radici antichissime, addirittura ricollegabili malgrado le leggende post medioevali al mondo sapienziale di Asclepio e prima ancora di Ermes, come ho spiegato in una conferenza che ho tenuto pochi mesi fa. Milano, l’antica Mediolanum, la città che sta nel mezzo, dal punto di vista geografico isola primordiale tra i corsi d’acqua e i laghi lombardi e luogo obbligato per tutti i passaggi da settentrione a meridione, da oriente a occidente. Dal punto di vista storico antica Capitale dell’Impero Romano d’Occidente, città rinascimentale di Leonardo da Vinci, in tempi moderni metropoli europea che porta l’Italia al mondo e viceversa. Spiritualmente Milano è un luogo potentissimo: gli affari e la finanza ne sono un vestito abbagliante, così come lo sport, la moda, l’innovazione in tutti i settori. Eppure, dietro questo mondo luccicante, ci sono i resti invisibili celtici e quelli visibili romani; la forma a cuore dell’antica città orientata secondo l’asse nord ovest-sud est, la direzione della linea Michelita che collega l’Inghilterra a Gerusalemme; abbiamo il caso unico al mondo della presenza delle tre opere più misteriose dei tre grandi maestri del Rinascimento custodite a poca distanza l’una dall’altra: il Cenacolo di Leonardo, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello e la Pietà Rondanini di Michelangelo. Potrei andare avanti all’infinito con l’elenco. Personalmente sono nato e cresciuto in una zona centrale che è a pochi passi da tutte le 3 opere sopracitate. Addirittura la mia scuola elementare è la storica Ruffini, a pochi metri dal Cenacolo di Leonardo che quindi visitai decine di volte, quando ancora non era stato restaurato. Lo spirito dei tre grandi mi ha sempre attraversato l’anima, fin da piccolo.

Da fondatore di un movimento di avanguardia che senso credi abbia rispetto al passato novecento il termine avanguardia nella società contemporanea?

Il termine avanguardia evidenzia la forma e/o la sostanza di un movimento artistico che si pone in contrasto con il mondo culturale che lo circonda. Il fatto che, fino all’inizio del XX secolo, le diverse “avanguardie” artistiche mostravano effettivamente sia forma che sostanza diverse rispetto al resto del mondo mentre, almeno dalla metà del secolo, questo non sia più avvenuto con la stessa forza e lo stesso impatto rivoluzionario, ha fatto credere a molti del settore che questo decretasse la fine in genere delle avanguardie. Come se fosse finita la storia. Come se fosse stata dichiarata la fine dell’evoluzione. È questo un errore abbastanza ingenuo; basti pensare che questo ondeggiare di avanguardie e di retroguardie (che solitamente non fanno vanto di esserlo) è del tutto normale dal punto di vista storico: basta osservare il passato. La storia non si ferma, solo i viventi pensano che il loro “presente” sia l’ultimo atto dell’evoluzione. L’arte non finisce mai. Anche le realtà che non si definiscono esplicitamente avanguardie ma che provano ad aggiungere un nuovo tassello alla storia dell’arte, non accettando il gusto comune che le circonda, di fatto lo sono. Si cade come spesso capita nel formalismo della definizione, in una forma nominalistica morbosa, a volte depressa e a volte deprimente. Il problema non è quindi se ci siano o no ancora le avanguardie ma che forma e sostanza assumono oggi tali avanguardie? Lo dico per esempio perché il Futurismo ha voluto con veemenza spezzare le radici con il passato, immaginando che occorresse, all’inizio del XX secolo, scrivere nuovi canoni partendo da zero e immaginando nuove regole morali ed estetiche basate esclusivamente su ciò che il futuro stava loro prospettando. Il Romanticismo, analizzato come fenomeno culturale in generale, senza scandagliarne i mille rivoli da esso nati, è stata invece un’avanguardia che ha riscoperto il passato e soprattutto osservato come un nuovo mondo l’invisibile nascosto nell’animo umano. Ogni avanguardia possiede una propria dinamica, un’identità composta da tante individualità; come continuano a nascere gli esseri umani, continueranno a nascere avanguardie. L’avanguardia del Metateismo per un Nuovo Rinascimento ha come caratteristica quella di non solo amare le Origini (intese temporalmente e spazialmente, individualmente e collettivamente) ma di considerarle quali radici indispensabili da recuperare per costruire il futuro, nostro e di tutti.

Parlando dei tuoi scritti in questo ultimo lavoro ricordi un passo a memoria? Come mai proprio questo?

I versi contenuti nel “Viaggiatore del Tempo” che rimangono impressi nella mia memoria sono molti, anche perché in me sia le poesie che i dipinti nascono da un livello di coscienza diverso, profondo. Parlando di un passo tra i tanti, potrei citare quello che negli ultimi tempi sta facendo discutere non poco giornalisti, critici e pubblico: nell’ultima poesia della raccolta, che è intitolata “Nuova Era” sono contenuti dei versi che, all’inizio del 2019, apparivano misteriosi, quasi insensati. Descrissi effettivamente quello che stava per accadere a livello globale, di lì a pochi mesi. I versi in questione sono questi: Detriti d’anime perse/sparse/nel dedalo sentire comune/non vi è più/popolo, fede nè morte/millenni giunti al dunque/d’una febbre che nessun/veleno sa curare col/sudore degli dei/arcani eventi/s’inseguono/sale zolfo e mercurio/muti s’ammorbano in se stessi/Lucipher s’innalza/Ahriman s’estende. Nel descrivere quello che l’imminente futuro ci avrebbe presentato, parlai quindi di uno stato di confusione generale a livello mondiale, di un genere umano ormai quasi privato del suo spirito, della perdita del desiderio di andare oltre la morte attraverso il buon ricordo degli atti e dei pensieri avuti in vita e quindi dell’incantesimo dell’illusione di un eterno presente. Anticipai l’arrivo di questa misteriosa febbre che ci avrebbe colto completamente impreparati e privi a lungo di una cura atta a liberarcene. Nella parte finale del testo scrivo invece questi altri versi: un nuovo mondo va iniziato/urge silente un/turbinio di spiriti che/dipinga il domani con/colori inesplorati/che suoni le corde/delle danzanti sfere/nuovi versi/e mute rime/brucino l’ardire del prossimo universo. Con questi suoni ed immagini descrissi quale sarebbe stata la nostra speranza: ritrovare il coraggio di costruire il nuovo universo. La paura è l’arma in mano ai portatori di illibertà; il coraggio è lo strumento a nostra disposizione per conquistare maggior libertà. In questa dinamica si nasconde il senso della nostra evoluzione quali esseri coscienti.

Chi sono i tuoi riferimenti letterari o artistici in generale?

In altre parole, vuoi sapere quali sono le mie radici, le mie cosiddette “Origini”? In un’opera del 2014 intitolata “Who really killed Marilyn Monroe?”, dall’apparente linguaggio pop che presentai per una serie di importanti mostre al fianco di Warhol e Basquiat, ho provato artisticamente a descrivere proprio tutto questo, in una sorta di “autoritratto spazio/temporale”. Al mio fianco sulla tela appaiono persone attualmente viventi, in carne ed ossa ma da bambini: sono tanti dei miei amici personali che mi accompagnano in quest’avventura avanguardistica; tra questi appare al mio fianco la mia Beatrice, Rosella Maspero, la mia compagna con cui condivido da tanti anni tutto questo cammino, questa missione vera e propria. Peraltro all’interno del libro “Viaggiatore del Tempo” a lei sono dedicate le tante poesie d’amore presenti, così come “Testamento di domani” è dedicata a nostra figlia Gaia, anch’essa presente e luminosa sul dipinto. Se devo fare un autoritratto di me, il cuore ha un ruolo fondamentale: l’Amore è il motore della vita. Di fianco a loro una miriade di personaggi storici che hanno significato per me le autentiche radici culturali con cui sono cresciuto e con cui mi sono formato. Vediamo Leonardo, Raffaello e Michelangelo ma anche Caravaggio, Cézanne, Monet, Van Gogh, Kandinsky, Pellizza da Volpedo, De Chirico, Picasso, Fontana e Pomodoro ma anche Goethe, Dostoevskij, Nietzsche, Rudolf Steiner, Ungaretti, Montale, Quasimodo e tornando indietro nel tempo Leopardi, Shakespeare, Dante; tornando ancora avanti Pirandello, Carmelo Bene, Eduardo ma anche Kubrick. E vogliamo non citare la musica? Da Bach a Mozart, da Beethoven a Schönberg, fino ai Beatles. Potevo affrontare la cultura senza rivolgermi alla spiritualità, agli indiani d’America, alle filosofie orientali, a Cristo, a Zoroastro? Eccoli. Quello che voglio dire è che la nostra esistenza è come un’infinita serie di matrioske, ci illudiamo di essere solo e soltanto un individuo: in realtà in noi si nasconde l’immensa costruzione del sapere umano in cui ognuno è stato un tassello fondamentale del mosaico. Tutto sarebbe variato se ne fosse mancato anche solamente uno, fosse anche un vicino di casa di Dalì che un giorno, ubriaco, gli raccontò di un sogno quanto mai arcano e incomprensibile, non immaginando neppure che dopo qualche anno sarebbe nato anche grazie a lui il Surrealismo.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere: qual è il tuo rapporto con il teatro?

Beh, qualche cenno credo di averlo dato quantomeno nella risposta precedente: l’immenso albero della cultura non può in nessun modo prescindere dal teatro. Dalle tragedie greche a Strehler il teatro ha accompagnato e direi supportato l’evoluzione dell’umanità. Già i racconti epici monologici degli aedi erano una forma spettacolare di teatro che ha trasmesso un’intera dimensione socio culturale da una generazione all’altra. Peraltro la forma artistica del teatro ha tra i suoi pilastri l’uso della memoria; ho citato gli aedi non a caso, perché quando la cultura non era scritta era recitata. Il teatro è venuto prima della scrittura, prima della letteratura. E poi il teatro è anche corpo, oltre che spirito. È indubbio che il teatro sia stata una delle più arcaiche e misteriche forme d’arte comparse. Il mio approccio artistico non ne è esente, anzi: nel 2011 ho voluto portare ad esempio uno spettacolo teatrale intitolato “Il Viaggio” di cui sono stato autore, regista, scenografo e attore, rappresentato al Teatro del Pime a Milano e al Teatro Magnolfi di Prato, con dei bravissimi musicisti sul palco e monologhi diretti a descrivere la parabola positiva di un essere umano, tra il momento delle tenebre, della crisi, della morte interiore e quello della rinascita, della luce. La magia del palco è unica, il rapporto diretto con il pubblico, il luogo stesso ha qualcosa di sacro. Il teatro, esattamente come la poesia e l’arte visiva, è una sorta di cattedrale iniziatica: nessuno deve attraversare questo rito senza trasformarsi per sempre. L’arte, quella vera, è alchimia.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non parlerò di singoli eventi, opere, scritti e altro. Risponderò quindi così a questa domanda: il mio progetto futuro è semplicemente uno, rinascere e condividere tale rinascita con chi ha a cuore davvero e fino in fondo la bellezza e la sacralità del genere umano. È quello che faccio da sempre. È quello che farò per sempre.

Davide Foschi, è un pittore esoterico e un poeta materico.

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