Daniele Locchi, funambolo del gesto e della parola

Intervista allo scrittore e poeta fiorentino Daniele Locchi

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Daniele Locchi, classe ’54, fiorentino, è un attore, uno scrittore, un poeta, un uomo di cultura e di spettacolo, un funambolo del gesto e della parola. Studente ribelle, redattore di una radio libera, organizzatore di concerti, gestore di locali. Tante vite, tanti palcoscenici, tanta creatività. Ha scritto e scrive poesie e racconti con cui ha conseguito riconoscimenti a livello locale, nazionale e internazionale. Ha pubblicato tre romanzi, un libro di poesie e una partecipazione in un romanzo tematico diviso in quattro parti. Come scrittore e poeta ha inoltre pubblicato anche numerose opere in antologie. Come attore lavora stabilmente nelle produzioni del Teatro del Legame di Daniele Lamuraglia. Nel 2015 è stato finalista al campionato nazionale Lips – Poetry Slam. Nel 2019 insieme alla scrittrice Claudia Piccini ha ideato, curato e realizzato il libro-progetto “Passaggi di Penna” per Apice Libri. Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

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Ci vuoi raccontare di cosa parla questo tuo ultimo lavoro letterario?

Piombo è il mio primo romanzo non autobiografico. È una storia che potrebbe essere anche peggiore della nostra attuale realtà. In pratica sono tre storie, di tre personaggi, che non hanno nulla in comune tra di loro se non il fatto di vivere nello stesso periodo temporale, quello che sta tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’80. Il percorso di ognuno dei personaggi non si incontrerà con quella degli altri due fino ad un certo, clamoroso, momento. La struttura narrativa procede con una continua alternanza tra le differenti storie in modo da dare al lettore la percezione della contemporaneità degli accadimenti. I personaggi: Cecilia, una brigatista segnata da una perdita e dalla sua assoluta necessità di perseguire una incredibile vendetta. Lo “Strello”, chitarrista alternativo, anche lui stravolto da un devastante evento, che tradisce tutti i suoi aneliti in cambio di un successo da Rockstar che non lo libererà dal suo intimo fardello. Claudio, un pacifico impiegatino delle Autostrade spa, che si trasformerà in un sanguinario demone con le parvenze di un Commissario di PS. In sintesi, Piombo percorre la strada che dagli Anni di Piombo arriva al Piombo degli Anni. Un romanzo scomodo, per nulla “corretto”, che non fa sconti. Proprio come la vita.

C’è un altro libro a cui sei particolarmente legato, anche non tuo? E perché?

Beh, risposta difficile. Come con tutte le altre arti che posso “frequentare” sia come artista che come fruitore, amo trasmigrare. Passare ad esempio in campo letterario da vari generi e stili. Direi “Cuore di Tenebra” di Conrad, “Oceano mare” di Baricco, “Cattedrale” di Carver, “Saggio sulla lucidità” di Saramago…non mi fermerei più. Scusami non è ho uno. Forse ne ho troppi. Come le bellezze che amo della vita. Le piume, che volano dove il piombo pecipita.

Qualche riconoscimento, anche personale, di cui vai fiero?

Il primo premio al concorso “Un storia partigiana”, con un mio racconto, Monochrome. Quello mi ha inorgoglito più degli altri.

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società di oggi?

Ha il peso della Verità, proprio perché non deve necessariamente essere legata agli schemi economici, sociali e “culturali” stessi. La cultura è libera, è “vera”, quando ti libera.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione?

Tanta. Io Firenze me la sento dentro, nel bene (poco) quanto nel male (tanto). Non mi riferisco solo alla città dei monumenti come dei centri commerciali. Parlo della città come amalgama e paradosso tra le varie anime che esprime nella sua interezza. Firenze è uno specchio, deformato nel bello come nel brutto, dell’“essere fiorentino”.

Cosa pensi della collaborazione e della condivisione tra artisti e scrittori?

Che non può che essere un arricchimento, se prodotta dal cuore e non dalla convenienza.

Parlando dei tuoi scritti ricordi un passo a memoria? Come mai proprio questo?

Sì. “Perché quando hai imparato a volare, se devi camminare, ti incazzi”. Mi descrive, come fosse una mia seconda pelle.

Chi sono i tuoi riferimenti letterari o artistici in generale?

Sul piano letterario, non ne ho la più pallida idea. Forse perché potrebbero essere troppi. Sul piano drammaturgico, Ugo Chiti.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere: qual è il tuo rapporto con il teatro?

Quello di un innamorato che guarda il bene amato. Mentre lo abbraccia. Amo la sua capacità di creare e vivere al tempo stesso, amo la pericolosità della “diretta”, amo la tensione del camerino, amo le luci che si accendono in viso, amo il buio che hai davanti, amo quella “verità” che ti pervade mentre “sei” il personaggio, amo…tutto quello che avviene prima che si spengano le luci del palco si accendano quelle della sala. Ultimamente amo anche lo scriverlo. Non avevo capito quanto lo si vive proprio quando lo si scrive.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Scrivere, recitare, vivere.

Daniele Locchi è un funambolo del gesto e della parola.

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