Gianfranco Bianchi, galassia di note e colori

Intervista al pittore e musicista toscano Gianfranco Bianchi

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Gianfranco Bianchi è nato a Massa nel 1962, abita a Pistoia, è un pittore e musicista, una galassia artistica fatta di colori e note. Ha iniziato a creare opere nel 2009 seguendo sviluppi dell’arte italiana e internazionale sia concettuale sia pittorica. La principale tecnica usata è il Dripping/Sketching. È sposato con la poetessa Monica Petroni. Ha partecipato a 127 Mostre (26 Personali e 101 Collettive) in varie città italiane, tra le quali Bologna, Firenze, Genova, Milano, Padova, Piacenza, Pistoia, Pordenone, Roma, Spoleto, Torino e Venezia. La sua Personale del 2014 a Firenze dal titolo “Alla Ricerca della Vita, alla Scoperta delle Origini”, con trentadue opere appartenenti alla sua serie sulle galassie, ha ottenuto l’interesse e la presenza all’inaugurazione di due importanti Astrofisici (Emanuele Pace, Edwige Corbelli) e del vicepresidente dell’Unione Astrofili Italiani Giorgio Bianciardi, ed è stata seguita, nell’anno successivo, da una Personale all’Osservatorio Polifunzionale del Chianti. A Milano, nella Mostra “L’Arte e il Tempo”, official event in città, in Expo 2015, ha esposto con Artisti di chiara fama come Alinari, Caimi, Faccincani, Menozzi, Monteforte, Possenti, Talani, e tanti altri d’importanza nazionale e internazionale. A Mantova, alla Casa del Mantegna, ha presentato, nel 2015, un’importante Personale con ben 75 opere, in contemporanea alla presentazione del Catalogo d´Arte Moderna n.51 di Giorgio Mondadori Editore e delle Personali di Maestri dell’Arte contemporanea quali Armodio, Borghi, Capitani e Menozzi. Nell’evento del 2016 “Il Labirinto dell’ipnotista”, ideato e curato dal Critico Giammarco Puntelli, ha esposto alcune sue opere a Palazzo Gallio, sul Lago di Como, insieme ad artisti di livello internazionale, come ad esempio Kanevsky e Nunziante. Nel 2017 ha partecipato alle Mostre “MetArt” e “L’Arte ai tempi della 57° Biennale di Venezia” curate dal Critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso presso il Padiglione Armenia durante la 57° Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia, in qualità di ospite dell’artista internazionale Miro Persolja, alla collettiva organizzata dall’Enciclopedia d’arte Moioli, alla Biennale d’Arte Contemporanea in Veneto, organizzata da Art Project a Villa Badoer a cura di Giammarco Puntelli e alla collettiva al Museo MIIT di Torino. Nel 2018 ha presentato la Personale “I Mesi e le Stagioni” a Gubbio, a cura dell’Associazione Culturale La Medusa, ha partecipato alla Biennale di Pistoia promossa dalla Brigata del Leoncino, all’evento itinerante “International Contemporary Art” a Piacenza e a Venezia e all’evento “Angeli e Demoni” presso il Castello di Fombio, entrambi ideati e curati dallo Storico e Critico d’Arte Giorgio Grasso. Nel 2020 ha proposto la sua 26a Personale alla Galleria Europa di Lido di Camaiore, partecipato alla Mostra inaugurale della Venice Art Gallery curata da Giorgio Grasso, partecipato alla rassegna “Universi di noi”, curata dalla Critico d’Arte Francesca Mariotti presso il Palazzo Crema di Ferrara. Gianfranco Bianchi è presente nell’Enciclopedia d’Arte Italiana. Alla fine degli anni ’70 fonda il gruppo rock “Cigno Elettrico”, con il quale arriva in finale ad un concorso indetto dalla RAI nel 1982. Successivamente cura la parte musicale della commedia musicale “Forza Venite Gente”, messa in scena da una compagnia locale e comincia a suonare nei pianobar della Versilia come tastierista e cantante, insieme al chitarrista e cantante Andrea Vezzoni. Fra il 1987 e il 1988 crea la Compagnia Teatrale Zenit, composta da 76 dilettanti di alto livello, e mette in scena l’opera rock “Jesus Christ Superstar” dal vivo, senza basi registrate, in lingua e tonalità originali, nel 1989 e 1990, ottenendo un enorme successo di pubblico e di critica, tanto da partecipare ad una trasmissione televisiva in diretta sulla RAI, condotta da Pippo Baudo. Nel 1989, insieme all’amico cantante Stefano Rocchi (che ricopriva il ruolo di Giudas nella Compagnia Zenit), inventa l’opera rock “Blop” in cui collabora alla stesura del soggetto e scrive le musiche. Successivamente, grazie all’apporto della poetessa Monica Petroni, che trasforma l’opera da una favola per adulti in un viaggio introspettivo, e all’amico cantante Russell Hall (che ricopriva il ruolo di Pilate nella Compagnia Zenit), che scrive nuovi testi, l’opera rock si trasforma nel rock musical “The Dreamer”, il cui demo CD viene alla luce nel 2000. Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

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Ci vuoi raccontare di cosa parla questo tuo ultimo lavoro pittorico?

Dedicando un quadro per ogni stagione, ho voluto rappresentare così l’inverno. Per me è sinonimo di neve, per cui è stata immediata la voglia di dipingerlo anche con la tecnica dello sketching, cioè schizzando il colore sulla tela senza usare pennelli per dipingere la neve che cade.

C’è un altro dipinto della tua produzione a cui sei particolarmente legato? E perché?

Sono molto legato a un dittico che ho chiamato “Direzioni Opposte”, perché parla di una poco attendibile teoria di alcuni scienziati che pensano che il riscaldamento globale provocherà, paradossalmente, una glaciazione. Questa teoria è stata ben illustrata nel film “The Day After Tomorrow”. Durante un colloquio con il famoso climatologo Luca Mercalli, fu proprio quest’opera a dare il “la” al mio ciclo dedicato ai Cambiamenti Climatici, costituito da opere pittoriche e istallazioni, che ho esposto in un paio di occasioni importanti.

Qualche riconoscimento o mostra, anche personale, di cui vai fiero?

Sono fiero di essere stato chiamato dal Critico d’Arte Prof. Giammarco Puntelli a partecipare ad un’importante collettiva presso il Palazzo dei Giureconsulti di Milano (un evento legato ad Expo 2015), dove ho esposto insieme ad artisti storicizzati. Sono anche orgoglioso della mia Personale alla Casa del Mantegna di Mantova, dove Puntelli ha disposto 75 opere, divise per tema, nelle 6 stanze del piano superiore, mentre al piano inferiore, durante il vernissage, veniva presentato il Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori e le Personali di quattro Maestri contemporanei importanti.

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società di oggi, anche alla luce di quello che sta accadendo?

Nessun peso, purtroppo. Basta vedere un TG qualsiasi per capire che la Cultura non viene considerata, oppure relegata al ruolo di svago. L’italiano medio preferisce spendere per comprare un telefonino invece di un libro o acquistare un’opera d’arte. La responsabilità sta nell’avere, noi artisti, la forza di andare avanti e di far capire, con le nostre opere, che la cultura è importante perché ci rende migliori. Abbiamo anche la responsabilità di creare opere degne di questo nome, per contrastare tante bruttezze lasciate “vivere” da troppi addetti ai lavori incompetenti.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione?

Sono nato in un capoluogo di provincia e, da 25 anni, vivo in un altro (Pistoia). Non ho mai vissuto in una grande città, e mai ci vivrei. La provincia ha un ritmo che si addice alla mia indole. Pistoia è una città tranquilla, ed è di tranquillità che abbiamo tutti bisogno, non solo per creare in santa pace, ma anche per vivere bene la vita normale.

Pittura e musica, il visibile e l’intangibile, sono due arti così apparentemente distanti. Cosa ne pensi?

Sì, sembrano distanti, ma in realtà un’opera pittorica si può ispirare ad una musica, e viceversa. Una cosa che mi piacerebbe fare in futuro è comporre una musica appositamente per ogni mio ciclo pittorico. Ad esempio, una musica di tipo psichedelico anni ’70 per “accompagnare” il viaggio di uno spettatore ad una mia mostra dedicata al Macrocosmo (le nebulose e le galassie). Entrare in una stanza, quindi, ascoltare la musica e contemporaneamente vedere le opere appese. Una mostra multimediale, insomma, per stimolare il senso della vista, dell’udito e, perché no, anche del tatto (i miei quadri possono essere toccati, perché voglio dare la possibilità dell’emozione di sentire lo spessore del colore).

Ci vuoi parlare del tuo musical, un progetto a cui lavori da tanto e con cui collabori con tua moglie la scrittrice Monica Petroni?

The Dreamer” è un musical drammatico a lieto fine, nato come opera rock e poi trasformato da Monica in musical, inserendo la prosa. È la cosa più importante e meglio riuscita che abbia mai fatto, e spero proprio che, quando riapriranno i teatri, possa finalmente essere messo in scena. Parla di un uomo che, durante un sogno, riesce a capire come migliorare la sua grigia esistenza, riappropriandosi dei valori che aveva perduto. C’è bisogno di storie come queste, penso, per dare fiducia alla gente. Attualmente stiano scrivendo il nostro secondo musical (una storia d’amore con risvolti psicologici) che sarà pronto fra pochi mesi.

Chi sono i tuoi riferimenti letterari o artistici in generale?

Per quanto riguarda la letteratura, sono un appassionato di fantascienza, sono un grande ammiratore di scrittori come Asimov, Dick, Clarke ed altri. Nel cinema sicuramente Kubrick. Non voglio certo paragonarmi a lui, per carità, è irraggiungibile, ma in ogni film lui cambiava genere e lo stesso faccio io, quando passo dal “raccontare” i cambiamenti climatici al rappresentare il mondo visto al microscopio o a descrivere il passare del Tempo. Nella musica i miei riferimenti sono i grandi gruppi del ’70, dai Deep Purple ai Pink Floyd, da E.L.P. agli Yes, dalla PFM al Banco.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere: qual è il tuo rapporto con il teatro?

Il teatro è magia. Persone che compaiono improvvisamente da una quinta, luci che si accendono e si spengono, attori che interpretano personaggi distanti dalla loro vera natura… essendo un compositore di musical, il genere che preferisco è proprio quello, dove le varie arti (musica dal vivo, canto, recitazione, danza) s’incontrano. Il musical è uno spettacolo dove c’è veramente tutto, ma purtroppo viene associato allo spettacolo leggero. Ci sono tanti musical, come il nostro “The Dreamer” e il prossimo che stiamo scrivendo, che hanno invece uno spessore culturale che, a mio avviso, è necessario all’interno delle proposte teatrali.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per quanto riguarda la mia attività pittorica, quest’anno ho intenzione (pandemia permettendo) di fare poche mostre (meglio anche una sola Personale di qualità che tante collettive qualsiasi). Il mio interesse principale, però, adesso, è finire il mio secondo musical e fare di tutto per portare in scena tutti e due (in Italia negli adattamenti in italiano curati da Monica e da me, ma in tutto il mondo nelle versioni originali, scritte in lingua inglese da Russell Hall e Stefano Rocchi).

Gianfranco Bianchi è un pittore e musicista, una galassia artistica fatta di colori e note.

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