Carmen Consoli infiamma i teatri con il tour “Volevo fare la rockstar”

Recensione di Erika Di Bennardo

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Andato in scena al Teatro Duse di Bologna

La Cantantessa è tornata. Ed è la prima a ripartire con un tour nei teatri d’Italia a piena capienza. 

I fan bolognesi accolgono Volevo fare la rockstar con trepidazione ed entusiasmo. Il Teatro Duse “scoppia” di spettatori di ogni tipo, entusiasti di poter nuovamente applaudire Carmen Consoli, che porta in scena un concerto di oltre due ore e mezza articolato in tre atti. 

Cantautrice elegante e con alle spalle 25 anni di carriera, la Consoli accoglie il pubblico in sala con un prologo registrato che riassume il “sentire” del tour fra giochi di parole ottenuti dalla miscela dei titoli delle canzoni del nuovo album e personali suggestioni sul mondo. 

Il primo atto, intitolato Il sogno, apre il live con i brani dell’album Volevo fare la rockstar fra paure, speranze, considerazioni sul periodo storico in cui viviamo, la politica che crea terrore de L’uomo nero, ma anche l’amore per il figlio in Le cose di sempre, la poesia di Una domenica al mare e così via. Al fianco della cantantessa l’inseparabile chitarrista Massimo Roccaforte, amico dai concerti catanesi degli anni ’90. 

Si arriva così a Gli anni mediamente isterici, il bollente e dirompente secondo atto che vede l’entrata in scena di Marina Rei nelle doppie vesti di batterista e corista. Da sempre unite da una grande amicizia e dallo stesso modo di concepire e “vivere” la musica e il palco, le due affrontano il repertorio più “graffiante” e rock della Consoli, passando da Besame Giuda a Confusa e felice, con una deragliata nel repertorio della Rei con Donna che parla in fretta, brano ritmato, cadenzato e interpretato con una verve da grande artista. 

Grinta ed empatia uniscono le due cantautrici, che regalano al pubblico aneddoti e risate sulla “convivenza” in camper. Perché la Consoli, per il suo tour, ha scelto proprio un camper come mezzo di trasporto. Quattro ruote totalmente al femminile dove far musica, organizzare le tappe, condividere cene e un buon bicchiere di vino (quasi come fossimo negli anni ’70). Ed è questa “genuinità” della cantantessa a colpire particolarmente e ad arrivare al pubblico con una passione e un’intimità uniche. 

Chiude il live il terzo atto, L’amicizia. Una summa delle canzoni che i fan cantano all’unisono con l’artista, da L’ultimo bacio a Parole di burro, da Orfeo arrivando al bis Amore di plastica. 

Niente scenografie e orpelli per la Consoli, solo installazioni video curate da Donatella Finocchiaro che, in particolare, colgono sfumature e contrasti di una Sicilia calda, tenera, “mamma”. L’isola, da sempre parte essenziale della poetica della Consoli, si fa sentire nell’accento catanese della padrona di casa, e nell’omaggio Stranizza d’amuri al caro Maestro Franco Battiato, scomparso quest’estate. 

Carmen Consoli si conferma una delle voci e delle penne più spontanee, esigenti e poetiche della musica italiana e porta in scena un universo femminile intimo, sovversivo, mai sopra le righe, oggi più che mai apprezzato.