“Casa Nostra”

Venerdì 6 maggio e sabato 7 maggio al Teatro Massimo di Cagliari

517

Con Angela Forti, Agata Garbuio, Aron Tewelde

Regia Riccardo Reina

produzione Hombre Collettivo

con il sostegno di BRAT e Associazione Malerba

Premio Scenario Infanzia 2020

Premio della Critica Direction Under30 2021

Ciò che ci illudiamo di combattere fuori di noi, è già dentro di noi, dentro la quotidianità della nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. (R. Scarpinato)

23 settembre 2021: la sentenza della Corte d’Assise di Palermo sul processo Stato-Mafia riporta alla superficie della nostra memoria affastellata di immagini un pezzo di passato. Un pezzo di passato che, per quanto recente, è già diventato storia. Un pezzo di storia che, per quanto decisivo, rischia già di cadere nell’oblio, con tutti i suoi paradossi e le sue contraddizioni. Un pezzo fondamentale per capire il puzzle del nostro presente. Un pezzo chesi è tentato in tutti i modi di nascondere, alterare, ignorare: un pezzo mancante.

Casa Nostra non è solo un titolo: Nostra è la Casa che ci troviamo ad abitare, con tutto ciò che contiene. Nostra, che lo vogliamo o no, è quella Strana Cosa che abbiamo ereditato dagli inquilini precedenti. Nostra è la stanza dei giochi dove siamo stati finora rinchiusi, dove i bambini vengono lasciati mentre i “grandi” si occupano delle cose serie, quelle cose che è meglio che i bambini non sentano e non vedano.

Note di regia

Il progetto trae spunto dalla sentenza storica emessa dalla Corte d’Assise di Palermo il 20 Aprile 2018 dopo il lungo e tortuoso processo che indaga la trattativa intercorsa tra Cosa Nostra e i vertici militari e politici dello Stato italiano a seguito della strategia stragista messa in atto dall’associazione mafiosa guidata da Salvatore Riina in reazione ad un’altra storica sentenza, quella con cui la Corte di Cassazione concluse il cosiddetto maxi-processo il 30 Gennaio 1992, primo vero colpo decisivo inferto dallo Stato alla cupola dell’organizzazione. Strategia che in una clamorosa escalation di violenza causò, tra le altre, la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il progetto intende quindi mettere a fuoco un periodo estremamente complesso della storia d’Italia, periodo forse troppo recente per essere affrontato nei programmi scolastici ma al contempo troppo gravido di conseguenze sull’attualità per poter essere ignorato.

L’ipotesi dunque è che la peculiarità e l’immediatezza dei linguaggi teatrali impiegati possano meglio di altri arrivare alle nuove generazioni, stimolando una consapevolezza diversa rispetto a certe tematiche che sicuramente interessano (basti pensare al successo ottenuto dalla serie televisiva “Gomorra”), senza tuttavia ricadere nel facile rischio della mitizzazione o del fascino talvolta controproducente esercitato da un certo biografismo letterario e cinematografico. L’apparente proliferazione delle rappresentazioni attorno a un argomento possono equivalere, infatti, all’assenza di un discorso cosciente che ne analizzi le reali implicazioni e ne metta in luce le connessioni con il presente, in una dinamica che, in termini psicologici, caratterizza il fenomeno della rimozione. Se si osservano le modalità con cui la quasi totalità del mondo dell’informazione in Italia ha accolto la questione della trattativa Stato-Mafia, non si possono non ravvisare i sintomi di una sorta di rimozione collettiva del fenomeno mafioso che perdura in Italia da molti anni, nonostante ma forse anche a causa della forte reazione emotiva dell’opinione pubblica che seguì nell’immediato l’epoca delle stragi. In poche parole, si parla tanto di mafia, ma le domande più scomode rimangono: perché se ne parla? E soprattutto, a chi e con chi bisogna parlarne? E in quali termini?

Casa Nostra vuole indagare la storia recente d’Italia, prendendo come riferimento gli anni della Trattativa Stato-Mafia (anche alla luce della recente cronaca giudiziaria) e cercando di ripercorrere i fatidici anni compresi tra il 1990 e il 1994, determinanti rispetto alla comprensione del presente del nostro Paese. Lo spettacolo si rivolge in particolare al pubblico degli adolescenti, tentando di raggiungerli con un linguaggio fatto di immagini e simboli, che possa intercettare la simultaneità e la multimedialità cui le nuove generazioni sono abituate. Lo spettacolo, senza parole, ragiona tramite la giustapposizione significante delle parole altrui. La dinamica scenica si impernia su tre personaggi/animatori che, rinchiusi in una metaforica “stanza dei giochi”, ripercorrono dinamiche e eventi animando, appunto, i giocattoli e interagendo con essi attraverso i codici del teatro d’oggetti e del teatro immagine.

In questo senso, forse, uno spettacolo teatrale rivolto alle nuove generazioni appare come il giusto strumento, la più efficace “terapia” con cui affrontare tale complessità senza trascurarne l’urgenza. Sembra impossibile, infatti, poter comprendere il fenomeno mafioso senza collegarlo alle contraddizioni in cui si dibatte il nostro presente.

La diffusione del crimine organizzato e il ruolo sempre più complesso (anche rispetto alla sua evoluzione interna) che esso ha giocato e gioca in Italia non può non essere contestualizzato in una prospettiva più ampia, ossia pensato come un “prodotto dei processi di globalizzazione che hanno un forte effetto criminogeno per due aspetti fondamentali: l’incremento degli squilibri territoriali e dei divari sociali […] e la finanziarizzazione dell’economia […]. All’interno dei processi di globalizzazione grandi masse di popolazione sono costrette all’emigrazione e ad accettare forme di sfruttamento e di vera e propria schiavitù, che vanno dal lavoro nero non tutelato alla mercificazione del corpo” (Santino).

Così emerge forse, l’obiettivo nascosto del nostro lavoro: seguire quelle tracce – labili quanto evidenti – che secondo noi collegano – tramite un sottotesto invisibile (e indicibile) ma perfettamente coerente – la rimozione collettiva del ruolo giocato dalla Mafia nella storia del nostro paese con un altro fenomeno psicologico collettivo che pare caratterizzare il nostro presente: la paura dell’altro e del diverso.

Casa Nostra non è solo un titolo, dunque, ma anche una formula, un precipitato semantico in grado di sintetizzare le diverse tematiche, apparentemente così distanti e schizofreniche, che il progetto vorrebbe affrontare, facendone emergere le molteplici connessioni. Tanti dunque sono i significati che questa formula potrebbe assumere per lo spettatore; sarebbe inutile cercare di elencarli tutti. 

In generale, essa rimanda ovviamente alla fotografia del ruolo di Cosa Nostra nella storia enell’attualità del nostro Paese che il progetto vorrebbe offrire alle generazioni che sono nate dopo quel torbido periodo ma che ne vivono, ora, tutte le conseguenze e le ripercussioni (molto spesso senza nemmeno potersene rendere conto). 

Ma in un altro senso, essa rimanda anche concretamente alla messa in scena e ai linguaggi che si intendono impiegare: Casa Nostra è la nostra casa, la casa che ci troviamo, oggi, ad abitare, con tutto ciò che contiene e che abbiamo ereditato dai precedenti inquilini. La scena rappresenterà, in questa prospettiva, la stanza dei giochi, dove i bambini vengono lasciati mentre i “grandi” si occupano delle cose serie, quelle cose che è meglio che i bambini non sentano e non vedano.

Lo scopo della nostra sperimentazione è quello di utilizzare il linguaggio del teatro d’oggetti ed esplorarne i limiti, applicandolo a quegli oggetti che per eccellenza sono ritenuti propri dell’infanzia: i giocattoli. In generale, la volontà di sospendere il linguaggio verbale si riflette nella necessità di concentrare la ricerca sulla dimensione dell’immagine e dell’immaginario. Questa dimensione ha infatti giocato un ruolo fondamentale nel periodo storico che si cerca di mettere a tema (basti pensare alla trasformazione radicale avvenuta negli stessi anni nell’impiego del medium televisivo) e in ogni caso gioca un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità del “mafioso” (basti pensare a come la mafia si dimostri sempre più sensibile alle modalità del proprio apparire, da sempre cruciali, sotto molteplici aspetti, all’interno della dialettica consenso/potere costitutiva di questo fenomeno).

Forse grazie all’uso di questi linguaggi si potrà rendere, per contrasto, l’inaccettabile violenza che l’Italia ha subito nel suo recente passato e che molti di noi, oggi, sono costretti a subire, senza scadere nel sensazionalismo gratuito ma anche senza nulla togliere alla veemenza di una denuncia cui non possiamo sottrarci, per un senso di responsabilità che sentiamo di dovere alla nostra generazione e a quella futura, che di poco precediamo.

Premio Scenario Infanzia 2020

Motivazione della Giuria

In una scena costellata di segni di grande impatto visivo e forza evocativa, quattro attori/funzioni si muovono come rabdomanti alla ricerca di segreti. Sono quelli di una storia italiana recente ma ancora difficile da decodificare, che straripa da sussidiari e libri di scuola e, come un magma incandescente, brucia chiunque voglia metterci le mani. Lo fanno con coraggio e voglia di rischiare Angela Forti, Agata Garbuio, Riccardo Reina e Aron Tewelde di Hombre Collettivo in uno spettacolo, Casa Nostra, che si annuncia come un detonatore di dibattito per il pubblico dei giovani spettatori, chiamati ad afferrare il bandolo di una matassa intricata che è nostro compito sciogliere, con pazienza certosina e passione per la verità e la giustizia.

Direction Under30 2021

Premio della Critica

Per la volontà di comprendere un tema contraddittorio, oscuro e determinante per la storia italiana, per l’audacia di avere attraversato una ferita ancora aperta e per l’intento di sottoporlo alle generazioni di adolescenti che non hanno vissuto in prima persona questi fatti, pur subendone le conseguenze sulla propria pelle, il premio della giuria critica va a Casa Nostra di Hombre Collettivo come gesto di sostegno a un percorso pieno di potenzialità, dal linguaggio nitido e consapevole e mosso dal desiderio di proporre un teatroche non si esaurisca nel solo evento spettacolare, bensì che mira a una progettualità diffusa negli ambiti scolastici e sociali.

La compagnia

Hombre Collettivo nasce nel 2019 dal corso Animateria. Già dal primo studio dimostra la propensione alla ricerca e alla sperimentazione sui linguaggi del teatro di figura, da cui deriva una forte tendenza all’ibridazione e alla contaminazione di tecniche e codici. Una pratica condivisa nei suoi fondamenti e che si avvale delle diversificate competenze del gruppo, in una visione artistica coerente quanto sfaccettata. Le città indicibili, (selezionato Progetto Cantiere 2019), consiste, infatti, in un tentativo di esplorare le potenzialità e i limiti del teatro d’oggetti, d’ombre e di narrazione. Il gruppo prosegue, poi, la propria ricerca, concentrandosi sull’intersezione tra teatro d’oggetti e teatro civile, nel tentativo di affrontare in modo alternativo tematiche storiche e politiche fondamentali e attuali. Da questa intenzione nasce Casa Nostra, vincitore del Premio Scenario Infanzia 2020.

teatro immagine – teatro d’oggetti

dai 14 anni

durata 50’

Lo spettacolo è stato presentato in anteprima presso Scenario Festival 2020 (Bologna), FestivalInternazionale dei Burattini e delle Figure Arrivano dal Mare! 45^ edizione (Gambettola), FestivalIncanti 2020 (Torino). È stato ospitato in residenza presso Teatro Comunale di Gambettola (direzioneTeatro del Drago), Teatro Due Mondi (Faenza), Associazione UOT (Corte di Giarola, Parma).

Anteprima nazionale: Festival Maggio all’Infanzia – Monopoli, 28 maggio 2021

Debutto:Vicenza, Teatro Astra, 17 giugno 2021

Lo spettacolo è realizzato con il sostegno di compagnia BRAT (Porpetto, Udine) e di associazione malerba (Parma).