“Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello

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Veniamo subito alla storia. Il dramma narra di un capocomico che, mentre prova sulla scena “Il giuoco delle parti” dello stesso Pirandello, vede entrare sul palcoscenico sei misteriose figure che si presentano come “personaggi” (il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, il Giovinetto, la Bambina) e cercano di convincere il capocomico a rappresentare il dramma che nessun autore ha voluto scrivere. Cominciano così, quasi a forza, a narrare il loro dramma al regista, il quale è dapprima disinteressato e innervosito poi, man mano che si va avanti nella storia, accetta di esaminare la possibilità di ricavarne un testo teatrale. Il canovaccio è melodrammatico: il Padre, dopo essersi accorto che la Madre ama un suo impiegato, la caccia di casa e affida il figlio legittimo ad una balia. Ma quando l’impiegato muore, la Madre, con i figli illegittimi: la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina, si trova in una grave situazione finanziaria ed è costretta ad andare a lavorare come sarta da Madama Pace, la quale ricatta la Figliastra e la obbliga a prostituirsi. Nella “bottega” di Madama Pace la Figliastra è sul punto di unirsi in un rapporto col Padre che non riconosce quando interviene la Madre ad impedire l’incesto. L’incontro sembra rasserenare gli animi. La Madre e i suoi figli si stabiliscono a casa del Padre dove incontrano il Figlio. Ma poco dopo le tensioni all’interno della strana, improvvisata famiglia si aggravano e la vita precipita in tragedia. La Bambina annega nella vasca del giardino, il Giovinetto si spara un colpo di pistola, mentre la Figliastra si avvia per sempre sulla strada della prostituzione. Amen.
Si sente troppo spesso dire che Pirandello è un drammaturgo superato, che i suoi testi sono datati. La verità è che il gioco che corre sul filo della finzione, dell’inganno e della doppia identità è una costante del comportamento umano.

Pirandello ha voluto rappresentare il teatro nel teatro, cioè la finzione della finzione, mettendo in scena una sorta di happening ante litteram.

Per il drammaturgo agrigentino la verità oggettiva non esiste, l’uomo diventa una persona solo sotto lo sguardo degli altri e assume tanti ruoli e tante maschere, quante sono le persone che lo vedono. I sei personaggi sono diversi perché ognuno di loro vive una parte diversa dello stesso dramma. E’ il dramma della solitudine e dell’incomunicabilità.

Tutti gli accadimenti teatrali sono collegati non da un fatto narrativo, ma da un’empatia teatrale. E’ uno sviluppo di casi angosciosi, di inibizioni e frustrazioni che Corrado Alvaro definisce come “Il dramma della memoria delle offese patite”. Quel Padre (tragica e ambigua figura un po’ carnefice, un po’ vittima), quella Figliastra succinta e provocante nel suo abito nero, quella Madre distrutta dal dolore suscitano una grande emozione.

Il bravo Antonio Salines è un lucido e commosso padre, la Figliastra interpretata con grande intensità e carnalità da Valentina Bardi è una creatura angosciata e piena di rabbia, Paola Rinaldi una Madre di dolorosa efficacia. Brava Anna Canzi a interpretare in chiave caricaturale Madama Pace, Michele Di Giacomo è il figlio ribelle e febbrile.

Edoardo Siravo interpreta la parte del Capocomico con grande ironia e sapienza scenica, e con parodistica bravura dirige la recitazione degli “Attori” (Anna Canzi, Cristina Sarti, Giovanni Argante, Daniele Crasti, Vladimir Todisco Grande, Gabriella Casali, Alessandra Salamida) sconcertati e straniti dall’apparizione dei sei personaggi.

Costumi Carla Ricotti – Musiche Giancarlo Chiaramello – Movimenti mimici Marise Flach

Il meccanismo teatrale funziona perfettamente grazie alla regia attenta, pulita,senza forzature, filologicamente corretta del compianto Giulio Borsetti.

 

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