“The History Boys” di Alan Bennett

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fotoOtto studenti del rinomato istituto Sheffield, nei primi anni ’80, devono guadagnarsi il massimo dei voti per poter accedere alle prestigiose università di Oxford o Cambridge. Il protagonista è Hector professore anticonformista, bizzarro, tenacemente legato all’etica della professione di insegnante scevra da finalità pratiche. Dalla sorgente di quell’insegnamento sgorga un fantastico flusso di poesie e di frasi famose di Eliot, Hardy, Kafka, Kipling, Orwell, Shakespeare, Pascal, Whitman, Sartre e ancora citazioni tratte da vecchi film e canzoni pop. Il professore, malinconico e sognatore, infatti, non mira alla formazione degli studenti in vista della loro carriera, del loro futuro professionale, ma alla costruzione della loro base culturale che li aiuti a scoprire se stessi e gli dia la capacità di reagire a un mondo omologato cui saranno costretti a vivere. La sua weltanschauung si scontra con l’arrivismo del preside burocrate e il pragmatismo del professor Irvin chiamato a preparare gli studenti in vista dell’esame per l’ammissione alle famose università di Oxford e Cambridge. Irvin si pone l’obiettivo di migliorare le loro maniere e il loro stile oltre che insegnare loro la storia e come cambiarla. Fra i due professori c’è incompatibilità più che rivalità. Si assiste così allo scontro tra idealismo e opportunismo, tra due modelli educativi, due diverse concezioni della vita e della storia. C’è poi l’insegnante di storia, Mrs. Lintott, di idee progressiste che condivide e difende la posizione di Hector senza però arrivare alla rottura nei confronti di chi l’avversa. Ma non sarà la differenza didattica e concezione della cultura a costringere il professore alla pensione anticipata (e alla sua tragica fine), ma il suo “vizietto” di palpeggiare gli studenti quando li accompagna a casa in moto.

La commedia mette in scena, con ironia e con disarmante sincerità, il tema dell’omosessualità in nuce negli adolescenti e l’esplicito rapporto gay fra giovani studenti e insegnanti. Paradigmatica la storia dello studente ebreo gay Posner, che si innamora alla follia del capoclasse Dakin che invece cerca sia di catturare Fiona (la bella segretaria del Preside), sia,nello stesso tempo, di irretire Irwin proponendosi come estemporaneo amante.

La regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani è attenta alla costruzione dei personaggi e a sottolineare l’humor di fondo di tutta l’opera. Eccezionale l’interpretazione di De Capitani nella parte di Hector, di assoluto rilievo Gabriele Calindri nelle vesti del Preside, di Riccardo Bocci in quelle del cinico Irwin e di Debora Zuin in quella della Prof. Lintott. E, last but not least bravissimi gli otto giovani interpreti che meritano un applauso per la misura e la capacità attorale espressa. Parliamo di: Giuseppe Amato (Scripps), Marco Bonadei (Rudge),

Angelo Di Genio (Dakin), Loris Fabiani (Lockwood), Andrea Germani (Timms), Vincenzo Zampa (Posner), Alessandro Lussiana (Akthar), Giacomo Troianiello (Crowther). Di grande aiuto alla regia il servizio luci di Nando Frigerio

 

 

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