“Quartett” di Heiner Muller

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fotoIl soggetto ispirato al romanzo ‘maledetto’ “Le relazioni pericolose” scritto da Pierre Shoderlos de Laclos ha avuto innumerevoli versioni: Tuttavia la più brutale è quella dovuta a Heiner Müller (1929-95) (artista ribelle cresciuto tra i fili spinati della Germania orientale) che l’ha chiamata Quartett.

E’ un perverso ritorno di fiamma tra due ex amanti, il visconte Valmont e la marchesa di Merteuil, che ordiscono intricati intrighi sessuali ai danni di terzi, rinfacciandosi con torbido cinismo ogni sorta di bassezze. Una sordida competizione distruttiva fra due cinici prevaricatori che con beffarda crudeltà ironizzano ad oltranza sull’orlo dell’abisso pronti a scorticarsi con i loro inganni.

Se i protagonisti sono due perché l’autore ha chiamato la commedia Quartett? Perché i due (senza cambio di costumi) si fanno il verso l’un l’altro, si scambiano di ruolo ora carnefice ora vittima, perdono e ritrovano la propria identità e impersonano a turno le loro vittime: una verginella fresca di collegio e una signora virtuosa la cui “resistenza” si rivelerà molto debole.

Ma quella che possiamo chiamare esercizio di cattiveria erotica non buca la quarta parete. Gli spettatori non partecipano emotivamente all’azione e rischierebbero la noia se, come abbiamo detto, il cambiamento e la moltiplicazione dei ruoli dei protagonisti fatto d’emblèe non avessero sollecitato la loro attenzione. Un buon escamotage che promuove a pieni voti solo la grande interpretazione di Laura Marinoni e la buona prova sia come attore sia come regista di Valter Malosti. Il testo accusa la patina del tempo, un testo nato per scandalizzare la società del settecento, non funziona oggi adusi come siamo ad esibizioni (anche a teatro) al cui confronto Quartett è un pezzo da educande. Il pene d’oro che Valmont indossa è stata una trovata divertente o, se vogliamo, una raffinatezza registica.

Fredde, asettiche, claustrofobiche e funzionali le scene di Nicolas Bovery, bella la colonna sonora, curata da G.u.p. Alcaro che attinge al repertorio di musica classica tedesca.  Ottima la drammaturgia curata da Agnese Grieco. 

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