Nel sottosuolo di Napoli rivive il dramma dei rifugiati

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Foto di Marco Venezia
Foto di Marco Venezia

La Galleria Borbonica, fatta scavare da Ferdinando II nel 1853, ha avuto diverse funzioni. Deposito giudiziario, parcheggio, ma negli anni della Seconda guerra mondiale è stata anche rifugio antiaereo per tanti disperati. Da una scritta carica di speranza trovata in una parete del sottosuolo napoletano nasce l’idea per “Noi vivi”, spettacolo itinerante presentato dall’Associazione culturale Nartea nel ventre della città. Tra quelle gallerie i napoletani cercavano di ritrovare una quotidianità perduta. Il pubblico è catapultato all’epoca della seconda grande guerra, quando il suono della sirena significava una sola parola: bombe. Cadevano sulla città costringendo i napoletani a scappare tra le grotte di tufo, a non rivedere per giorni la luce del sole, con la paura di perdere tutto.

Lo spettacolo è diviso idealmente in due tempi, in cui il pubblico viene coinvolto dai bravi interpreti e partecipa attivamente alla messa in scena. Dall’ingresso in vico del Grottone, dove il pubblico incitato dai soldati percorre i novanta gradini della settecentesca scala, riscoperta dagli speleologi appena pochi anni fa, all’uscita del parcheggio Morelli, attraversando un pezzo di città sotterranea, vivendo le paure dei rifugiati. Nel primo tempo è il 15 dicembre del 1942, ancora non si conoscono le sorti della guerra, nel sottosuolo tantissimi napoletani cercano di ricreare le abitudini quotidiane: farsi la barba, preparare il caffè, e per i più piccoli semplicemente giocare. Pur in un’atmosfera di attesa (per la vita o per la morte?) riescono a nascere amori e anche scontri (ancora molti credevano nel Fascismo). Ma poi la sirena ricorda a tutti che è tempo di guerra e fuori le bombe cadono. Sirena che trasporta il pubblico in un altro tempo: il 30 settembre 1943. Si concludono le “Quattro giornate” di Napoli, la città è libera dopo giorni di cruenti scontri. I napoletani, da soli combatterono per liberare ogni quartiere. Scugnizzi come soldati, popolane che diventarono eroine, come Maddalena Cerasuolo, per tutti Lenuccia. “Napoli è libera”, dovrebbe essere un grido di speranza, ma diventa un grido di dolore per chi non c’è più.

Bravissimi gli interpreti: Federica Altamura, Marianita Carfora, Antimo Casertano, Antonio Perna, Serena Pisa, Peppe Romano e Katia Tannoia, diretti da Febo Quercia e da Antimo Casertano.

 

Info: www.nartea.com

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