Provando… Dobbiamo parlare

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fotoscritto da Sergio Rubini – Carla Cavalluzzi – Diego De Silva

con Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese e Sergio Rubini

regia Sergio Rubini

scene Luca Gobbi
costumi Patrizia Chericoni
luci Luca Barbati
regista collaboratore Gisella Gobbi

Nuovo Teatro diretto da Marco Balsamo
in coproduzione con PALOMAR Television & Film Production, fondata da Carlo Degli Esposti

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Il sipario è aperto, e il pubblico sta ancora entrando e prendendo i posti a sedere quando parte un applauso: è Rubini, sta parlando con qualcuno della regia, decide la disposizione delle luci, ed ecco entrare gli attori. Lo spettacolo è già iniziato: è una prova.

La cornice metateatrale, (che non è l’unico elemento di questo genere all’interno dello spettacolo, più volte all’interno del testo si fanno riferimenti alla teatralità delle azioni o dei ruoli che gli amici hanno tra loro) è magistralmente costruita, durante lo spettacolo i limiti dei due piani, quello teatrale della rappresentazione, con quello della cornice delle prove, sfumano fino a che si dissolvono, proprio nel finale, in cui non si ha più la percezione esatta di dove inizia la prima storia o di dove sia finita la seconda o se in realtà abbiamo assistito ad un’altra cosa ancora, una sorta di sottotesto che racchiuda gli altri due e viene fuori solo alla fine.

È messa in scena la storia di due coppie di amici. La più borghese, interpretata da Fabrizio Bentivoglio e Maria Pia Calzone, è una coppia di due dottori abbienti, al loro secondo matrimonio, e all’ennesima crisi coniugale, vivono di avvocati, conti in banca, lavoro e incomunicabilità. L’altra coppia, interpretata da Isabella Ragonese e Sergio Rubini, è l’opposto, lui cinquantenne pluripremiato scrittore, lei, l’allieva, è una trentenne piena di vitalità e in cerca di una sua collocazione come scrittrice; i due vivono in un attico, senza figli né soldi, ma pieni di amore.

Tutti gli equilibri vengono messi in crisi quando si scopre che il dottore ha un’amante e la moglie, che lo vuol lasciare, si precipita a casa dei due amici per comunicar loro la scoperta. Il salotto è il teatro di quella che diventa una guerra senza esclusioni di colpi, vengono a galla le verità non dette, e se i primi a ferirsi sono i coniugi, anche gli altri due faranno emergere i loro segreti e si feriranno a vicenda. Mentre i due dottori, più usi al compromesso, riusciranno ad uscirne rafforzati, saranno gli altri due a rompere definitivamente.

La composizione della drammaturgia approfondisce lo sguardo nell’animo di ogni persona e allo stesso tempo di tenere un tono leggero e divertente, grazie agli interpreti, affiati e credibili in scena: Bentivoglio brillante e comico; la Ragonese intimista ma anche vivace, Rubini pacato e profondo e la Calzone esuberante e femminile.

Il clima della commedia è perfettamente equilibrato e piacevole, Rubini indaga le dinamiche delle relazioni e dei sentimenti senza dare giudizi ma rappresentandole in maniera vera e complessa: “Sono personaggi reali, ma al contempo sono anche l’espressione di riflessioni personali. Mi addentro nella vita della borghesia e prima la guardo dall’esterno poi entro nelle anime per capire e far capire le dinamiche che possano agitare le menti di quattro persone che diventano personaggi.”

Dal cinema non vengono solo gli attori, ma anche il linguaggio filmico che rubini usa: la disposizione degli ambienti, gli annessi giochi di luci e la scrittura stessa, con elementi di metateatralità che ricordano molto il montaggio cinematografico. È curioso se si pensa che in coincidenza sia uscito nelle sale un film di fattura teatrale, “Il nome del figlio” che affronta la stessa indagine, mutatis mutandis, sulle dinamiche sociali e affettive delle persone, arrivando a scoprire, sotto tutto il groviglio di bugie e compromessi, l’importanza delle relazioni profonde, e l’importanza di comprensione e accettazione di pregi e difetti a cui si è legati.

Perché l’amore forse non basta, come scrive Rubini nelle note di regia, ma rifletterci, come ad esempio vederlo a teatro, sicuramente aiuta.

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