“Il canto del cigno” al Teatro Stabile dell’Emilia Romagna

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fotoForse uno dei testi più difficili del drammaturgo russo Anton Cechov quello andato in scena al Teatro Dehon.

Il canto del cigno, atto unico datato 1887, ha rivissuto in questi giorni grazie alla regia di Piero Ferrarini, interpretato da Guido Ferrarini nei panni del vecchio attore ubriaco e da Aldo Sassi, il timido suggeritore.

Un vecchio attore giunto all’apice della sua carriera si addormenta ubriaco nel suo camerino dopo una serata in suo onore per l’ennesima replica del Re Lear e si risveglia a notte fonda, quando il teatro è vuoto e non c’è anima viva: è l’occasione giusta per riflettere con il senno di poi di ciò che ne è stato della sua vita di uomo, sempre oscurata dalla sua fama di artista.

Questa profonda e complessa riflessione avrà luogo con l’accidentale presenza in teatro del suo suggeritore storico, che ogni notte dorme in teatro per mancanza di una fissa dimora.

Il vecchio attore, a cui l’alcool ha sciolto la lingua, si confida con il suggeritore alternando considerazioni filosofiche sul senso della vita “sdoppiata” dell’artista a ricordi di vita vera, vissuti “a spizzichi e bocconi” proprio per dare più spazio all’artista piuttosto che all’uomo, sacrificando così i rapporti interpersonali quali amore, famiglia e amicizia.

Il testo del drammaturgo russo è meta teatrale per eccellenza e si fonda su dialoghi tratti dall’Amleto e un monologo di Re Lear, passando da una citazione shakespeariana all’altra e comprendendo così la difficoltà della comunicazione fra esseri umani.

Guido Ferrarini incarna validamente i panni del vecchio attore allo specchio con la sua anima, arricchendo il personaggio della verve che dovrebbe avere appunto “il canto del cigno”, mentre la recitazione di Aldo Sassi risulta abbastanza artefatta, data la presenza “scomoda” e forse fuori luogo del copione tra le mani che l’attore guarda spesso e che causa la mancanza di contatto visivo con lo spettatore prima di tutto e con l’interlocutore sul palcoscenico in secondo luogo.

I costumi sono stati curati da Renata Fiorentini e le luci e le musiche a mio giudizio non sempre in linea con la performance sono di Piero Ferrarini.

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