“Smith&Wesson” di Alessandro Baricco

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fotoApre la stagione 2016/2017 del Teatro Stabile di Torino questo spettacolo prima scritto e poi, dopo alcuni anni, messo in scena. I testi teatrali di Baricco, e questo in particolare, nascono già per la scena ma con la caratteristica che, al contrario di altre drammaturgie ostiche da leggere e difficilmente catalogabili in “letteratura da viaggio”, queste (ci metterei anche Novecento, Tre volte all’alba e sicuramente ne dimentico qualcuna) te le sorseggi da solo: in treno, al mare o mentre aspetti in coda alla posta. È anche possibile consumarla in coppia, distesi su un prato fiorito con uno stelo in bocca, quello che ascolta guarda il cielo, oppure prima di un viaggio in America, fantasticando una puntata alle Cascate del Niagara. Se poi affidi la regia a Gabriele Vacis, con il suo fido “scudiero” Roberto Tarasco (lavorano insieme da più di un quarto di secolo ormai), sei sicuro che il risultato sarà eccellente. E noi, spettatori sgomitanti, che abbiamo riempito quasi tutta la bella e grande sala delle Fonderie Limone, altro esempio di come si possono utilizzare al meglio queste grandi cattedrali dell’industria operaia ora deserte, siamo rimasti estasiati. Di come le parole scritte possano prendere il volo, quello che ognuno di noi aveva immaginato leggendo ora poteva davvero avere una fisicità. E non importa se ci eravamo immaginato Smith segaligno, senza capelli e claudicante. Da quel momento assumeva le sembianze di Natalino Balasso, robusto con barba e capelli lunghi con un vago accento veneto e con una presenza fisica impressionante. Così Wesson non è quel giovane aitante dalle spalle larghe, pieno di tatuaggi ma Fausto Russo Alesi, “attore pluripremiato che ha lavorato tra l’altro con Nekrosius e Ronconi, è stato allievo di Vacis alla Civica Paolo Grassi di Milano” apparentemente impacciato e sfrontato allo stesso tempo, con uno sguardo a volte minaccioso e torvo ma con una altrettanto forte presenza scenica del collega, perfettamente a suo agio nelle evoluzioni che la regia ha pensato per loro. E poi c’è la dolcezza e la determinazione, il terzo lato di questo triangolo perfetto che rappresenta a mio avviso la vera amicizia, quella vera, quel sentimento che nasce fra persone diverse, senza altri scopi se non l’arricchimento interiore e di cui non sei mai consapevole. Lo scopri solo quando ti viene a mancare. E questo lato è dato da Camilla Nigro “ …la giovane… diplomatasi alla Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino, è stata recentemente diretta da Mario Martone e Valter Malosti.” davvero molto brava e convincente, all’altezza di questi grossi attoroni, che a volte sovrastava nelle sue evoluzioni e piroette verbali e fisiche. Ci metteva dolcezza e sensualità e ironia e avventura e rabbia e sentimento e molto altro ma restando sempre un lato di questo triangolo di personaggi tipicamente americani, molto simili in questo a T.D. Lemon di Novecento, sempre in bilico fra la cialtroneria e la genialità, fallimento e gloria, amabili ed odiosi, che non vorresti mai avere come vicini di casa o come parenti prossimi.

La storia si svolge a ridosso delle cascate del Niagara, luogo mitico nel nostro immaginario, e questi due personaggi dai nomi particolari se uniti da una & (Smith e Wesson) con due cognomi altrettanto simbolici (Tom e Jerry) svolgono lavori improbabili per sopravvivere: Meteorologo il primo (che usa dei particolari metodi per determinare il tempo che farà) e Raccoglitore di aspiranti suicidi il secondo, è infatti un grande conoscitore della zona che perlustra fin da bambino con la sua barca. Verranno reclutati da una giovane e determinata giornalista per una impresa davvero rischiosa. E noi pubblico verremo portati all’interno di questa avventura, ne seguiremo le evoluzioni anche fisicamente e sensorialmente, saremo trasportati al fondo di questo grande fiume e seguiremo con emozione le vittorie e le sconfitte di questo fantastico trio, grazie anche alle genialità di quel Tarasco di prima che qui si occupa anche di scenofonia, luminismi e stile. Molto importante il ruolo affidato a Mariella Fabbris, la proprietaria della locanda dove si svolgono gli eventi, apparentemente non fa parte del trio, ma poi ti rendi conto che niente di tutto questo sarebbe potuto succedere senza di lei. È quella che escogita e gestisce il tutto. Questa signora di mezz’età che rappresenta forse, la vera anima americana. Si, gli uomini andavano in giro a spararsi fra di loro, a trovare pepite d’oro, a fare affari con gli indiani ma se non c’era lei che teneva la casa pulita, tirava su i figli e badava a ciò che contava davvero tutto sarebbe crollato. Anche Mariella fa parte del gruppo storico che ha iniziato lavorando con Vacis al Laboratorio Teatro Settimo ed anche lei davvero brava, e convincente e perfetta con questo vestito fine ‘800 che la rendeva coerente con il tono di voce, lo sguardo e la immediata sintonia con il pubblico. Abbiamo applaudito tanto.

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di Alessandro Baricco

con Natalino Balasso, Fausto Russo Alesi, Camilla Nigro, Mariella Fabbris

regia Gabriele Vacis

scenofonia, luminismi, stile Roberto Tarasco

costumi Federica De Bona

video Indyca

produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

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Tournée dello spettacolo

8 – 11 dicembre 2016 | Teatro Comunale | Bolzano

13 – 18 dicembre 2016 | Teatro Donizetti | Bergamo

11 – 15 gennaio 2017 | Teatro Sociale | Brescia

19 – 22 gennaio 2017 | Teatro Metastasio | Prato

26 gennaio – 5 febbraio 2017 | Teatro Elfo Puccini | Milano

7 – 8 febbraio 2017 | Teatro Ariosto | Reggio Emilia

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