Appunti di un pazzo

In scena fino all'11 marzo 2018 al Teatro Studio Mila Pieralli, Scandicci (FI)

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di: Nikolaj Vasil’evič Gogol’

con: Daniele Caini, Alessandra Comanducci, Domenico Cucinotta, Massimiliano Cutrera, Marco Di Costanzo, Erik Haglund, Stefano Parigi

spazio scenico: Irina Dolgova e Alessio Bergamo

regia: Alessio Bergamo

produzione: Fondazione Teatro della Toscana, Teatro dellElce, Cantiere Obraz

in collaborazione con: Postop Teatro

con il sostegno produttivo: di Armunia Festival Costa degli Etruschi

con il sostegno: di Regione Toscana

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Alessio Bergamo, direttore della compagnia “POSTOP Teatro” e regista di questa pièce, definisce il racconto di Gogol come “una parabola sotto forma di scherzo, una riflessione sul rapporto tra luomo e la sua immagine sociale. Un tema inevitabile ed oggi asfissiante, visto il moltiplicarsi delle immagini che quotidianamente, come in una camera di specchi, ci provocano scissioni interiori sempre più profonde, ci inducono a non farci capire più dove siamo noi e dove siano gli altri. Lo spettacolo va oltre la poetica di un teatro di rappresentazione tradizionale e lancia un ponte (o una sfida) verso la performance. Il suo modello teatrale, di stampo russo, porta in scena infatti un modello unico di teatro dal punto di vista artistico, intellettuale, professionale ed etico. Il concetto di un “teatro-laboratorioil quale dà l’opportunità di implementare la ricerca e la sperimentazione: l’allestimento dello spazio scenico, contraddistinto dal bianco e dalla carta che dominano in ogni dove, vede il pubblico (accolto direttamente dal protagonista, Domenico Cucinotta) in scena assieme agli attori, che creano un carosello di apparizioni surreali, umoristiche ed anche demoniache, che guidano il pubblico nella mente e i suoi meandri del consigliere titolare Poprysin. Secondo gli schemi del drammaturgo Anatolij Vasilev, di cui Bergamo è stato collaboratore, in scena tutto deve essere reale: ciò che accade sul palcoscenico è una realtà di gioco.

Questa nuova idea di teatro ben si sposa con il testo di Gogol, che si costruisce sulla disgregazione della primordiale armonia della psicologia del piccolo impiegato Poprysin: personaggi ed oggetti appaiono nelle loro manifestazioni più estreme, riflessi del mondo interiore del loro creatore, dei suoi dubbi e delle sue manie. È la cronaca di una malattia psichica, un processo di caduta nel baratro della follia che ha un suo proprio svolgimento logico e progressivo: il protagonista, al tempo stesso soggetto ed oggetto della narrazione, impiegato modello, nonché espressione tipica della macchina burocratica dell’epoca, è schiavo dei pregiudizi e delle ambizioni meschine del suo ambiente, si sente diverso, superiore e riempie i suoi quaderni di memorie di metafore ed accostamenti inusuali e deformanti; ma la vera causa della follia è l’amore, un amore folle, romantico e paradossale, tanto che stenta ad affermarsi anche nella sua mente, non solo nella realtà. Accadono cose incomprensibili alla mente dei semplici. È necessario penetrare, scoprire, indagare se si vuole comprendere, se si vuole ascendere. Popryšin non è persona priva di intraprendenza e indaga, penetra, scopre.

Nell’epilogo la sua follia si trasforma in follia rigeneratrice, risveglia nuovi sentimenti, nuove logiche e sillogismi: al mondo non c’è posto per Poprysin, in Spagna non c’è il re, di conseguenza Poprysin è il re di Spagna: si erge al di sopra della mediocrità del suo mondo, si trasforma veramente in un re. Egli diviene una maschera tragica, che riacquista un ultimo improvviso momento di lucidità e quindi di riacquisizione della sua umanità proprio alla fine (come spesso si verifica nel decorso delle malattie psichiche).

Il ricorso alla caricatura in questo spezzato di vita pietroburghese, sebbene in una sua manifestazione patologica, è un gioco letterario della fantasia tragicomica di Gogol, dove gli ingredienti sono autentici, desunti dalla realtà, ma la loro distribuzione è del tutto arbitraria, talmente improbabile da rendere illusorio ciò che è evidente e viceversa.

Gogol, considerato uno dei padri della letteratura russa, precursore del realismo dell’800 maturo, mescola in questo testo una vena fantastica ed un infaticabile spirito satirico, che vira a tratti nel grottesco. La rilettura di Bergamo e dei suoi attori coinvolge, rapisce e diverte.

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