Intervista a Maurizia Ronchi

Intervista alla direttrice artistica del Teatro Lo Scantinato, regista, autrice teatrale e fondatrice della Scuola di recitazione "Il Genio della Lampada" a Firenze

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Maurizia Ronchi
Foto di Leonardo Papi

Il 27 marzo l’International Theatre Institute celebra la Giornata Mondiale del Teatro; il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha attivato, in questi anni, una proficua collaborazione con l’ITI, invitando la comunità scolastica a partecipare e favorendo, inoltre importanti riforme a sostegno dei piani formativi, arricchendoli di percorsi alternativi di apprendimento, utili ad incrementare il bagaglio culturale degli studenti.

La promozione dello strumento pedagogico dell’educazione teatrale, come parte dell’offerta didattica, ha permesso di valorizzare e potenziare competenze profondamente significative nel processo di crescita dei ragazzi, come ci racconta, in questa intervista, Maurizia Ronchi, allieva di Orazio Costa, direttrice artistica del Teatro Lo Scantinato, regista, autrice teatrale e fondatrice della Scuola di recitazione Il Genio della Lampada di Firenze, associazione specializzata in ricerca sulla didattica teatrale.

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L’attività teatrale è una valida forma di didattica integrativa, utile a potenziare gli aspetti relazionali. Quali sono gli obiettivi formativi nelle scuole?

Le relazioni con gli altri sono sempre più complesse e multiformi, mediate da strumenti che limitano il confronto diretto e rendono più complesse le modalità di relazione.

In un contesto socio-culturale improntato sempre di più a rapidi cambiamenti che richiedono capacità di adattamento continuo e a fronte della proposta di una vasta gamma di stimoli sensoriali provenienti dal settore tecnologico, assistiamo ad una riduzione delle capacità di ascolto, ad una difficoltà ad esprimere se stessi, a riconoscere la ricchezza delle proprie peculiarità e della propria creatività. Soprattutto l’ambiente scolastico è un contesto ricco di occasioni di confronto con ciò che viene percepito e definito come “diverso” sia che si tratti di diversità culturali, etniche o cognitive, sia che si tratti di “diverse abilità”. Si creano amicizie, conoscenze, diffidenze, ostilità, competizioni, collaborazioni, aggressioni.

In particolare la scuola si trova a gestire situazioni di difficile integrazione che possono influire ampiamente sul percorso di formazione personale e curriculare. È un’istituzione che accompagna il bambino dall’infanzia fino all’età adulta e si trova a confronto con gli importanti passaggi evolutivi che contraddistinguono le diverse età. Nella fase dell’infanzia e della primaria la scuola insieme alla famiglia sono il principale contesto di riferimento. Nella secondaria, di primo e secondo grado, i ragazzi, preadolescenti e adolescenti, iniziano a mettere in discussione il punto di riferimento familiare a favore di una maggiore ricerca di accettazione nel gruppo dei pari. È anche un’età in cui i ragazzi sperimentano una continua ridefinizione della natura delle proprie relazioni con i coetanei. La scuola diviene il luogo in cui si manifestano importanti dinamiche personali e interpersonali in cui i bambini/ragazzi possono imparare a conoscere le proprie emozioni e i propri sentimenti per poterli gestire in maniera funzionale e armonica.

Le attività teatrali lavorano direttamente le emozioni, costituiscono uno strumento imprescindibile di conoscenza di sé e dell’altro, abbattendo barriere personali e sociali. Gli obiettivi formativi di questa attività si muovono quindi sia sul piano personale che sociale. Il teatro è strumento in grado di creare e lavorare l’intelligenza emotiva, competenza alla base della gestione delle relazioni e del benessere dell’individuo. Mediante le tecniche teatrali si comprendono e si migliorano la gestione delle emozioni, imparando a riconoscerle in sé e negli altri e si sviluppano doti di empatia. Si accresce la fiducia in sé, l’autostima e si sviluppa nel campo relazionale l’accettazione dell’altro nelle sue particolarità e diversità. Si migliorano le dinamiche di inclusione e si incrementano le capacità di collaborazione.

Foto di Leonardo Papi

Un progetto di attività teatrale a scuola come viene strutturato?

In base alle richieste degli insegnanti e alle necessità delle classi, si propongono laboratori che possono avere una durata di alcuni mesi, oppure che possono ricoprire un’annualità intera con la produzione di un elaborato finale. Gli interventi solitamente sono di due ore e vengono svolti a cadenza settimanale.

Per una buona ed efficace impostazione di un laboratorio teatrale, è utile progettare due momenti:

una prima parte propedeutica e relazionale dedicata ad esercizi che vanno a stimolare e sperimentare la ricchezza dell’espressività corporea, del movimento e l’espressività facciale e vocale e la creazione della fiducia e delle corrette dinamiche di gruppo. Una seconda parte più incentrata al lavoro artistico legato anche al testo, dove ciascun ragazzo abbia la possibilità di sperimentare qualche battuta, al fine di rafforzare e mettere in pratica le potenzialità espressive acquisite nella prima parte, fino ad arrivare alla messa in scena. Gli interventi sono volti a creare un clima di libertà e ricchezza espressiva nell’accoglienza delle esperienze di ciascuno, un clima dove ciascuno possa attingere alla propria ricchezza di emozioni e possa sentirsi libero di esprimerle con creatività. L’intento è quello di far sperimentare ai partecipanti come la promozione di sentimenti e valori positivi possa contribuire a un maggiore benessere personale e del gruppo stesso e a una maggiore integrazione di tutti i componenti.

Gli esercizi teatrali proposti hanno come obiettivo di promuovere l’ascolto del proprio strumento-corpo, di prendere consapevolezza delle proprie emozioni per poter ulteriormente porsi in ascolto dell’altro.

Il teatro è un non-luogo dalle straordinarie potenzialità, una palestra di alfabetizzazione emotiva, una fucina di elaborazione di identità ed evoluzione personale. Quali sono le tecniche incentrate sullo sviluppo di competenze?

Il teatro è davvero una palestra dalle potenzialità inimmaginabili. Dal punto di vista personale è molto efficace per sviluppare le life skills fondamentali. Ovvero quella gamma di abilità emotive, relazionali e cognitive di base che permettono alle persone di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale è possibile affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana (autostima, creatività, saper prendere decisioni, consapevolezza, capacità relazionali, comunicazione efficace, gestione delle emozioni, empatia).

Dal punto di vista sociale si sviluppano le capacità di collaborazione, abbattimento degli stereotipi sociali, creazione di consapevolezza del valore di ciascun individuo nelle proprie peculiarità, e conseguentemente accoglienza e integrazione fra tutti i membri del gruppo classe.

Le tecniche usate sono di matrice teatrale e dinamiche di gruppo: esercizi di mimica e espressività corporea, tecnica vocale, lettura espressiva, esercizi di concentrazione, reazione agli stimoli esterni e esercizi per incrementare la sensibilità nella gestione ed organizzazione dello spazio. Esercizi di improvvisazione teatrale e immedesimazione in stati d’animo e situazioni che aiutano a sviluppare sensibilità nel gestire la relazione con chi ci ascolta, sia esso personaggio in scena, o spettatore, o persona. Si propone una parte anche più recitativa con un approccio al testo, la costruzione del personaggio e le dinamiche di scena, nella quale i partecipanti sperimenteranno le diverse emozioni e troveranno occasioni per metterle in relazione con le emozioni dei compagni.

L’incontro con brevi testi drammatici dove vengono evidenziate dinamiche emotive in contesti diversi, offrono agli allievi l’opportunità di “mettersi nei panni di altri”, comprendendo così l’altro punto di vista e facilitando lo sviluppo dell’empatia.

Accanto a queste metodologie più tecnico-espressive a seconda della finalità del laboratorio vengono utilizzate metodologie di riflessione-condivisione con il gruppo classe guidate dall’insegnante che guida i partecipanti anche a riflettere su come sia difficile esporsi, comunicando in maniera personale. Perché spesso si prova imbarazzo a fare teatro? Quanto è importante il sentirsi accolti e non sentirsi scherniti? Mentre un gruppo di lavoro svolge le tecniche espressive il gruppo che è spettatore viene guidato alla consapevolezza di cosa significa un ascolto accogliente e con quali dettagli metterlo in pratica. Il lavoro avviene in maniera protetta, e assolutamente non invasiva della psicologia del singolo.

Foto di Leonardo Papi

La costruzione e l’organizzazione del gruppo sono essenziali nel conseguimento del lavoro. Quali sono, secondo l’esperienza che avete maturato nel tempo, le criticità più frequenti?

Le criticità più frequenti che riscontriamo derivano principalmente dalle carenze di abilità nell’ascolto, da un contatto strutturato nel tempo dei ragazzi con ambienti giudicanti dove la competizione si è sostituita alla pratica collaborativa. Le riscontriamo altresì in situazioni in cui la diversità è ancora giudicata come un limite anziché come una ricchezza e una risorsa.

Il ruolo dell’educatore teatrale è centrale in questo e non può prescindere nella nostra esperienza dalla creazione di un clima di lavoro sereno, accogliente ed incoraggiante, nel quale i ragazzi possano sperimentare la fiducia in chi sta guidando e nel gruppo. La proposta da parte dell’insegnante di esercizi teatrali collettivi e corali può rafforzare lo spirito di condivisione e collaborazione. Il teatro non è mai una pratica individuale ma un’efficace ed utile comunicazione fra pari. Attraverso la consapevolezza di sé e delle emozioni i bambini/ragazzi possono approfondire la conoscenza e l’esplorazione di cosa vivono e provano nelle loro relazioni e quali sono le difficoltà e gli ostacoli a vivere rapporti di collaborazione, stima e amicizia con i coetanei.

Dal punto di vista dell’insegnante una criticità la possiamo riscontrare nel fatto che la fretta e l’ansia del risultato finale porterebbero portare l’insegnante a non riservare uguale cura e attenzione a tutti i bambini/ragazzi e a creare un clima di ansia da prestazione che distruggerebbe il lavoro. Fondamentale è non puntare a ciò che avevamo in mente, ma allo sviluppo della sensibilità e libertà espressiva dei bambini/ragazzi.

La promozione di rapporti di collaborazione e di valori quali l’unione e la solidarietà oltre a creare relazioni più soddisfacenti, contribuisce a diminuire ostilità e aggressività, fornendo adeguati strumenti alla risoluzione di situazioni di conflitto.

La stessa “diversità” può essere esplorata e integrata nel gruppo classe promuovendo la messa in atto di comportamenti e atteggiamenti che derivino da emozioni e sentimenti quali l’affetto, l’amore e la fiducia reciproca. In tal modo è possibile agire promuovendo nuovi valori positivi andando conseguentemente a ridurre comportamenti e atteggiamenti di ostilità, aggressività ed esclusione.

Verranno pertanto sempre proposte attività volte a promuovere l’ascolto di sé e dell’altro, a prendere consapevolezza delle proprie emozioni per poter ulteriormente porsi in ascolto dell’altro. Le attività saranno infine volte a promuovere un clima di confronto e condivisione delle esperienze dei bambini/ragazzi in merito all’argomento, utile per poter fornire gli strumenti adeguati per la costruzione di relazioni positive.

Foto di Leonardo Papi

Timidezza, oppositività provocatoria, paura del confronto e del giudizio altrui, incapacità di relazionarsi con i coetanei e con gli adulti, difficoltà nell’espressione o acquisizione di abilità, gestione delle emozioni, sono alcuni degli aspetti più marcatamente critici nel corso delle fasi evolutive dei ragazzi. Come la pratica dell’esercizio scenico aiuta a superare queste difficoltà?

L’esercizio scenico si pone come strumento ideale per superare queste difficoltà nella misura in cui lavora direttamente sulle emozioni e sentimenti, attraverso storie, situazioni e personaggi esplorando le relazioni e i sentimenti ad esse correlate.

Il gioco teatrale aiuta a prendere consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri sentimenti, presupposti fondamentali per poter creare relazioni soddisfacenti e comunicare adeguatamente il proprio sentire.

In tutto questo l’educatore teatrale interviene come garante nella “tutela della voglia di provarci” degli allievi e come garante di un clima di fiducia e di incoraggiamento. Ogni esercizio o gioco teatrale, ogni battuta di un personaggio da recitare è sempre un tentativo, una prova. Una frase, una battuta può essere detta in tanti modi possibili ed ogni volta può uscire in modo diverso. La pratica teatrale aiuta ad accettare ed accogliere le imperfezioni, le diversità a sorridere di un errore ed a valorizzare la scoperta che a volte lo stesso errore po’ portare. L’accettazione da parte dell’insegnante dell’errore che lo interpreta come scoperta di una novità o di una situazione e non come limite è fondamentale nel passaggio di crescita personale e creativa dei ragazzi. La pratica teatrale aiuta a stare nella frustrazione iniziale dell’errore, per riuscire poi a trasformarlo comprenderlo integrarlo e passare oltre. Il classico “show must go on” ci aiuta a vivere nel qui e ora, ascoltando ed osservando senza rifiutare ciò che è stato ma guidando il processo per dove dobbiamo andare.

La pratica di palcoscenico, le strategie che stanno alla base dei giochi e meccanismi di improvvisazione liberano questa creatività ripartiva ed efficace.

Legittimare l’errore e rivendicarne la sua umanità è uno dei punti forza della nostra attività e della pratica di palcoscenico. Spiegare che l’errore fa parte di tutti è fondamentale per smorzare atteggiamenti oppositivi, di timidezza o di ansia da prestazione. Di conseguenza si crea un clima di fiducia, di serenità e di calma in cui si possa davvero provare a fare qualcosa di diverso.

Lo studio delle tecniche teatrali è fondamentale anche nell’acquisizione di una maggiore padronanza del corpo nello spazio. Come avvicinate e guidate gli allievi in questo percorso delicato e impegnativo?

Il gioco teatrale è sicuramente un’importante attività per sviluppare propriocezione. Sempre partendo dal presupposto di un clima di lavoro sereno e di fiducia, in cui il bambino/ragazzo possa sentirsi accolto e non giudicato, si comincia con tecniche di respirazione e rilassamento. Si parte dall’osservazione del proprio corpo e dalle tensioni fisiche presenti. Si prosegue con esercizi di riscoperta ed accettazione del proprio corpo come strumento per comunicare. Si prosegue con esercizi per esplorare le possibilità di movimento e che possano stimolare la sensibilità della percezione dello spazio. Sarà importante da una parte imparare ad osservare ed ascoltare come il mio corpo può occupare lo spazio (quali ne sono i limiti, confini e possibilità) e dall’altra ascoltare ed osservare la presenza dell’altro nello spazio e come è possibile poi muoversi insieme. L’atteggiamento evitante di alcuni bambini e ragazzi nei confronti di questi esercizi corporei è proprio una risposta adattiva al loro senso di inadeguatezza e può creare frustrazione anche a noi insegnanti.

Ogni bambino/ragazzo ha i suoi tempi e può risultare controproducente forzarlo a eseguire l’esercizio. Possiamo semmai provare a proporre al bambino di eseguirlo insieme a noi, oppure eseguirlo con un compagno da cui si sente particolarmente supportato oppure semplicemente attendere con serenità che la curiosità gli faccia fare qualche passo ulteriore.

Riguardo al tema di tutelare i bambini più fragili e la loro voglia di provare a giocare con l’esperienza teatrale, penso che il fattore “tempo” unito al fattore “sorriso” sia fondamentale. L’insegnante potrà scegliere gli esercizi più adatti da provare insieme, dando dei tempi e dei ritmi precisi per l’esecuzione del gioco, semplificandone i comandi. Ogni volta si può proporre un piccolo step, piccoli obiettivi semplici e successivamente alzare via via l’asticella. Anche rinforzare i piccoli passi del bambino/ragazzo o valorizzare anche solo il fatto di partecipare al gioco anche se non attivamente, può metterlo a suo agio.

Foto di Leonardo Papi

L’arte terapia è uno degli strumenti più significativi a sostegno dell’inclusione e del potenziamento delle competenze e ha la capacità di valorizzare la diversità. Quali pratiche integrare ai programmi di intervento attuali per scongiurare il fenomeno del bullismo e del razzismo nelle scuole?

Sicuramente le metodologie teatrali possono costituire una buona pratica di integrazione per promuovere la consapevolezza delle dinamiche relative al bullismo, in un’ottica di prevenzione e di risoluzione dei conflitti e di individuazione dei comportamenti a rischio. Le attività teatrali come giochi di improvvisazione con scambio di ruoli (lo scambio di ruoli facilita il “perspective taking” l’abilità di comprendere pensieri, sentimenti e prospettive proprie e altrui), tecniche di improvvisazione di spiazzamento, drammatizzazione di episodi che hanno per tema prevaricazioni e fragilità, approccio a brevi testi che presentano spunti di lavoro sul bullismo, possono promuovere la partecipazione attiva dei ragazzi, in modo da poter sperimentare concretamente fin da subito nuove modalità di relazione e di risoluzione dei conflitti.

Ampio spazio dovrebbe poi essere dato alla promozione di attività che stimolino l’intelligenza emotiva. Le attività teatrali saranno volte quindi a promuovere la presentazione di sé, la socializzazione e sviluppare nuove modalità comunicative.

Accanto a questi esercizi pratici, si uniscono di gruppo, ricerca e produzione di materiali inerenti al tema e al contesto, frutto anche di esperienze dirette.

Le discussioni di gruppo a fianco dell’attività teatrale sono utili anche per aumentare l’autostima dei partecipanti ed il rispetto di sé e degli altri. Saranno inoltre occasione per discutere sulle specifiche tematiche del bullismo e per riorganizzare la conoscenza sul tema dell’integrazione e della non violenza.

Appassionarsi alle arti performative del teatro consente di sviluppare l’autoefficacia, ma stimola anche nuove strategie di apprendimento, determinazione nel conseguimento di progetti, motivazione e creatività. Quali sono gli ingranaggi alla base di queste acquisizioni?

Credo che alla base di queste acquisizioni ci sia una risoluzione di un problema di autostima. Le arti performative come il teatro si offrono come occasione per fornire gli strumenti per tale risoluzione, unitamente alla relazione “curativa” che si instaura con l’educatore. La fiducia, il rafforzamento, il non giudizio, la forza del gruppo, il rispetto dei tempi, l’esaltazione dei diversi modi di espressione sono alla base degli ingranaggi di sblocco dei nodi che ci impediscono un reale benessere psicofisico. Il teatro ci aiuta a capire insieme cosa sia veramente utile ed efficace, che cosa realmente arriva all’altro, ci aiuta a sperimentare che comprendere l’altro e farsi comprendere è un grande successo, che le differenze esistono e riuscire ad accettarle ed integrarle è fonte di pace e serenità, e che si può sostituire il concetto di giusto o sbagliato al concetto della libera creazione artistica e del rispetto della libera espressione artistica dell’altro. Quanto poi alle strategie di apprendimento sono assolutamente incrementate da un buon allenamento alle arti performative in quanto sia la memoria che la capacità di visualizzazione e di immedesimazione sono utilissime per facilitare la comprensione l’apprendimento e la memorizzazione come pure per rendere la restituzione verbale chiara ed efficace

Come fare dell’esercizio delle arti la scuola del futuro?

Sarebbe davvero auspicabile che i laboratori artistici potessero far parte dei programmi curriculari, come pure che l’arte venisse integrata come strumento di apprendimento in molte discipline curriculari. Sicuramente l’esercizio dell’arte potrebbe rappresentare la scuola del futuro nella misura in cui fosse usato con l’obiettivo di abbattere forma di competitività e proponendo l’arte come strumento di comunicazione, confronto e condivisione fra pari. Questo ambizioso obiettivo lo si potrebbe raggiungere però solo dopo aver formato una classe di docenti consapevole del valore e delle potenzialità delle discipline artistiche sia dal punto di vista di evoluzione personale e di integrazione sociale quanto come strumento di apprendimento.

Grazie.

Ines Arsì

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