“Il ritorno a casa” di Harold Pinter

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Scritta nel 1965 da Harold PinterIl ritorno a casa” è una commedia che può essere giudicata in vari modi: al limite del credibile, dissacrante o un inno grottesco alla libertà. Pinter mette in discussione il valore della famiglia, quello dei rapporti interpersonali e della morale corrente ricorrendo ad una serie di disvalori quali la brutalità, il rancore, la frustrazione, il cinismo, l’opportunismo, la perversione che rappresentano la cifra stilistica della pièce.

La storia è presto raccontata. In una casa nella periferia di Londra vivono Max ex macellaio, i suoi due figli Lenny e Joey e il fratello Sam chauffeur rimasti soli dopo la morte della moglie/madre Jessie. Figura questa che ricorre spesso nei ricordi di Max che, secondo gli umori, ne parla come di una perfetta madre di famiglia o della più ignobile prostituta. In questo contesto claustrofobico, in questa isola di solitudine che solo i continui violenti litigi può spezzare, approda dopo sei anni trascorsi in America Teddy il figlio maggiore (nonché affermato professore di filosofia) e, insieme con lui, la moglie Ruth madre di tre figli rimasti negli States. Ed è proprio la presenza femminile in questa colonia machista a scatenare i desideri sessuali e a scardinare i precari equilibri familiari.

Vista come facile preda Ruth viene oltraggiata da tutta la famiglia con l’eccezione di Sam, ma la sua vendetta sarà un capolavoro di intelligente cinismo. Ruth, donna fredda e sensuale, si concederà (forse) a uno dei due cognati e poi, messo il guinzaglio a tutti i membri di questo microcosmo misogino, accetterà la proposta di prostituirsi dettando condizioni ben precise per la nuova professione, con tanto di appartamento e domestica. Per completare l’assurdità della vicenda Teddy dopo una formale protesta non si scompone più di tanto e decide di ritornare solo in America dai figli. Ruth alla fine da vittima diventa carnefice. E’ il burattinaio che ora può decidere del proprio destino ad libitum, anche di sbattere fuori dalla scena quelle marionette e cambiar di nuovo vita (anche se non è previsto dal copione). Lo spettacolo finisce con Ruth fredda e ironica fra le braccia del vecchio bavoso Max.

Il ritorno a casa” è uno spettacolo crudele caratterizzato da un umorismo nero che provoca di tanto in tanto qualche risata amara.

Il successo dello spettacolo è dovuto alla regia di Peter Stein che è riuscito a contenere la violenza del testo ed esprimere i sentimenti dei personaggi lavorando sui tempi, sull’emblematicità delle pause, sull’espressività dei gesti e degli sguardi. Gli attori da parte loro hanno dato prova di grande professionalità. Oltre alla bravura di Paolo Graziosi nei panni di Max, un vecchio patriarca brutale e tirannico, spicca la performance di Elia Schiltonnella difficile parte del sensibile e repressochauffeur Sam, di Alessandro Averone che riesce ad esasperare la vulnerabilità e la limitatezza cognitiva di Joey, di Andrea Nicolini nella parte poco credibile dell’arrendevole ed enigmatico Teddy, di Rosario Lisma inetto e magnaccia per vocazione Lenny. Accanto a loro la brava Adriana Scommegnafredda, sensuale e determinata Ruth nelle vesti dell’ape regina.

Funzionali le scene di Ferdinand Woegerbauer e il servizio luci di Roberto Innocenti.

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